Deinonychus: Ode to acts of murder, dystopia and suicide

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Spalancate il rugginoso cancello ed attendete pazienti. Ad accogliervi non troverete graziose vocine muliebri, né inserti melodici ovvero retaggi classic-metal. Il rientro (dopo un decennio di silenzio, seguito alla pubblicazione del discusso “Warfare machines”) di Marco Kehren (titolare pure del progetto Nihil Novi Sub Sole) segna l’ennesima e convinta adesione a quelle sonorità claustrofobiche e torve che non lasciano spazio a compromessi di sorta e che costituiscono l’essenza sonora dei Deinonychus. Un urlo disperato che si leva nel buio più profondo, tormento ed angoscia, questo è, ancora una volta, Ode to acts of murder, dystopia and suicide, ennesimo plumbeo rantolo che conferma la pervicacia di un act che non ostante operi in un ambito che non concede spazio alla varietà compositiva, proseguendo nel solco della tradizione riesce a risultare ancora credibile. Episodi centrali fra gli otto presenti “Buried under the frangipanis”, “Dead horse” ed il disperato assalto frontale di “Dusk”, brano guidato dalla irruenta batteria e da una chitarra dolente, spezzato da una annichilente accelerazione. Ogni singola nota esprime il totale rifiuto d’ogni interferenza scivolando in una spirale di violenza e ferocia, caratteristiche esaltate dalla produzione di Markus Stock (Empyrium, The Vision Bleak, che con Steve Wolz, batteria, ex-Bethlehem ed Imperia, coadiuva Kehren alle tastiere), il quale ha fornito anche missaggio e masterizzazione (definiti presso i suoi Klanschmiede Studio E, i quali hanno ospitato Alcest, The Vision Bleak e Secrets of the Moon tra gli altri, la prima divisione del black più visionario). Chiude “Silhouette”, si sprofonda nella cenere… Funeral doom masters.

Per informazioni: http://www.mykingdommusic.net
Web: http://www.facebook.com/deinonychusofficial
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