EleYpsis: Meiosis

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Il 2017 si sta rivelando un’annata particolarmente ricca di uscite per l’ambiente musicale francese a cui mi sto interessando a partire dall’anno passato, quando mi è capitato di incrociare la musica di Rïcïnn. Dopo la pubblicazione delle ultime fatiche di Pryapisme (a febbraio) e di Igorrr (a giugno), ecco che scopro anche la recentissima pubblicazione di questo Meiosis, del progetto EleYpsis, ossia della collaborazione tra la cantante francese Laure Le Prunenec e il compositore belga Stélian Derenne. L’anno scorso avevo rapidamente ascoltato uno dei precedenti lavori di questo duo (Spiralis) e l’idea che me ne ero fatto era di una sorta di madrigalismo leggermente rimaneggiato attraverso l’elettronica. L’ascolto di questo Meiosis mi ha costretto a rivedere l’idea che mi ero fatto, sicuramente nella misura (l’avverbio “leggermente” non si adatta assolutamente a quest’opera) e, forse, anche nella sostanza; ma forse anche no, perché quelli contenuti in questo nuovissimo lavoro potrebbero veramente essere visti come una versione postmoderna dei madrigali tanto in voga tra la fine del Rinascimento e il primo barocco. In effetti ho poi riascoltato il precedente lavoro di EleYpsis e, al di là di ogni ragionevole dubbio, la manipolazione del suono, pur ben presente in precedenza, è qui ancora più in evidenza: volendo dare dei numeri, potremmo dire che in Spiralis i brani erano più o meno equamente suddivisi tra quelli di impronta fondamentalmente madrigalistica (il termine va letto sempre con un po’ di elasticità…) e quelli più lavorati e manipolati, mentre qui quasi tutti i brani hanno un’impronta del secondo tipo; inoltre, se lì l’influenza di gran lunga più evidente era quella della musica antica, qui vengono inserite nel calderone anche forme musicali di matrice differente, per un risultato più complesso da valutare ma, a mio parere, altrettanto interessante da ascoltare, pur se meno rilassante. Il lavoro si apre con la lunga “Anaphase”, che nella sua primissima fase potrebbe ricordare alcuni lavori della Ventricle Records ma ben presto una ritmica sincopata porta ben lontani da quell’elettronica estremamente rarefatta; richiami alla musica antica e classica, un bel pianoforte nella sezione centrale e la bella voce della Le Prunenec caratterizzano l’evoluzione del brano, molto variabile nel suo svolgimento. Segue “Pachytene”, brano a sua volta molto variabile nel suo corso ma ricco e avvolgente, che alterna momenti ampi caratterizzati dai suoni del pianoforte o di archi sintetizzati a tratti più ritmici e sincopati. “Prophase” inizia morbida e suadente con la voce femminile su un tappeto di tastiere e, pur evolvendosi a sua volta, rimarrà uno dei brani più eterei del disco. “Zygotene” nasce con una serie di glitch su cui ben presto si innestano la voce femminile, il pianoforte e le manipolazioni, per dare vita a un brano che ben presto si schiuderà, divenendo arioso e intenso malgrado gli innesti ritmici sincopati. Segue la title track, più lavorata e caratterizzata da rumorosità di fondo e voce femminile che alterna i tipici tratti della splendida cantante a momenti più lirici e dilatati. “Diakinesis” è caratterizzata dal duetto tra voce femminile e clavicembalo, brano splendido nella sua intensità, ancor più accentuata quando le sovraincisioni trasformano la voce in una sorta di coro. Più astratto il principio di “Diplotene”, con suoni e ritmi digitali in primo piano e voce sullo sfondo che salirà di intensità, sempre su basi ritmiche e sonore di stampo elettronico. Chiude l’album “Telophase”, breve brano di commiato molto sincopato, tutto elettronica e voce femminile sapientemente manipolata, con rimembranze quasi etniche. Ho fin dall’inizio confessato che mi aspettavo un album molto diverso da questo e la cosa all’inizio mi ha lasciato un po’ disorientato; ma alla fine Meiosis si è rivelato un disco splendido. Per concludere, una curiosità: i titoli dei brani sono tutti collegati alle fasi del processo biologico della meiosi…

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