In The Nursery: 1961

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I fratelli gemelli Klive e Nigel Humberstone, in arte In The Nursery nella loro trentennale carriera, hanno da sempre cercato di coltivare la loro enorme passione per la musica, realizzando album sempre raffinati, mai banali, lontani anni luce da tutto quello che si possa definire mainstream.
La ricercatezza del suono, valvola espressiva massima della loro creatività, è sempre stata aperta a contaminazioni wave elettroniche e sinfoniche dall’ampio spettrogramma emotivo, non disdegnando mai la vicinanza sia a certi suoni “caldi” synth pop che a contaminazioni più “algide” abbracciate all’universo industriale e marziale.
Da ogni album degli ITN pertanto, non bisogna mai aspettarsi immediatezza o facilità. Ascoltare una loro opera deve diventare un atto intellettualmente attivo: è necessario impegnarsi, essere disposti a penetrare nel profondo la musica, per lasciarsi sedurre da essa, farsi conquistare in linea direttamente proporzionale al numero degli ascolti.
Il nuovo album 1961 segue a due anni di distanza la splendida colonna sonora (appartenente al progetto “Optical Music Series”) del film muto “The Fall Of The House Of Usher”, di Jean Epstein & Luis Bunel, del 1928, ed è un concept album sull’anno che dà il titolo all’opera.
Ogni brano dei nove presenti in scaletta racconta qualcosa del 1961, anno di nascita dei gemelli Humberstone, dal punto di vista letterale, storico e intimo dei musicisti stessi. Inoltre 1961 appartiene alla lista dei numeri strobogrammatici, in grado quindi di rappresentare sia concettualmente che graficamente molto bene la realtà gemellare del “doppio-uguale” dei musicisti.
Until Before After è l’opener che non ti apetti, con il suo incedere post-punk dettato dal basso e dal contrappunto delicato messo in scena dal tappeto elettronico, in grado di conferire alla voce una profondità decisamente corposa, per trattare il tema della “resilienza della memoria”.
Sorprende come la successiva Torschlusspanik -ispirata alla costruzione del Muro di Berlino e all’impatto culturale/politico e fisico che ebbe a livello europeo e mondiale- riesca a passare da un registro malinconicamente triste e delicato, ad uno claustrofobico e drammatico perfetto per trasmettere una forte sensazione di panico, nell’arco temporale dei suoi 5 minuti, rendendoci una foto del sentimento che albergava nelle persone in quella data epoca storica.
Consul si distingue per l’impiego iniziale dell’organo e per la trama chitarristica elegante ed introduce in maniera impeccabile quello che forse è il brano più vicino alla “forma canzone” di tutto l’album: Grand Corridor. Questa traccia è anche la più “personale” del disco, infatti trae ispirazione dall’ospedale che ha dato i natali ai gemelli Humberstone nel 1961, ovvero il “Canadian Red Cross Memorial Hospital”. Nato durante la prima guerra mondiale come ospedale militare, cessa di esistere nel 1985 per poi diventare un leggendario luogo infestato della Gran Bretagna.
Non mancano riferimenti alle missioni spaziali, argomento trattato in Retrofire e nella conclusiva e strumentale The Earth Was Blue e alla letteratura sia scientifica, come in Solaris -romanzo dello svedese Stanislaw Lem, che di attualità; ed è il caso di Prisoner Of Conscience opera francese di Dolores Marguerite C che fa riferimento all’associazione britannica Amnesty International fondata appunto nel 1961.
Con 1961 abbiamo quindi la possibilità di affrontare letteralmente un viaggio culturale, veicolato dal canale musicale, ma in grado di toccare tutte le altre forme artistiche. Siamo di fronte ad un prodotto culturale a 360° che è disponibile, oltre al formato fisico didipack anche in una speciale edizione in metallo contenete alcuni gadget.

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