DunkelNacht: Anthropocenia

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Ancora un eppì per i transalpini, il quartetto serra i ranghi e compila una serie di quattro brani intrisi di feroce disillusione. Già il titolo dell’opera lascia presagire i contenuti, una forte e critica presa di posizione nei confronti dell’operato umano nell’era presente, l’Antropocene. La title-track è intrisa di amarezza, corre veloce col percussionismo di Tegaarst a dettare il ritmo mentre le chitarre di Heimdall ed il basso di Alkhemohr emettono note dolenti e spietate ed Abagor lancia le sjue invettive. Che i DN sappiano sorprendere anche l’uditorio più smaliziato è ormai assodato. Prendiamo e sezioniamo proprio la citata “Anthropocenia”, un contenitore di idee che vengono sfruttate alla perfezione. Ascoltatela più volte seguendo il percorso d’ogni singolo strumento, esercizio che vi riserverà più d’una soddisfazione. Tanto che la strumentale “Nenia” pare fin troppo lineare, pur non rinunziando alla vena schizoide che percorre come una vena esposta la base sulla quale i transalpini elaborano queste piccole sinfonie. Poi plana “Ikonoklatz” ed è l’armageddon, la fine d’ogni speranza, epilogo inevitabile e già scritto. Anthropocenia maligno e fiero è in grado da solo di spazzare via intiere discografie di presunti (e stanchi) eroi del metallo, ed i DN lo sanno.

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