Nomotion, Trieste 16/12/2017

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Provate a chiedere a dieci persone “cosa” suonano i Nomotion. Riceverete probabilmente altrettante risposte. Eppure è apparentemente facile individuare un filone, quello principale almeno, ma poi? E quanto “pesa” la presenza di Jonny Bergman (Calle della Morte, Inner Glory) nell “‘economia” dell’insieme? Ci si lascia suggestionare, ho provato a farlo con “Fragile” (dei C.d.M.), ma sono stato scoperto subito.

Southern gothic, indirizza il volantino. La ratio ci disegna il Sud degli Stati Uniti, condizionata da un modello riconosciuto in tutto il pianeta. Ma siamo distanti anni luce dal southern rock rutilante ed intinto nella fiera retorica sudista di Lynyrd Skynyrd, Molly Hatchet, 38. Special, “the south will rise again” e via. Il che ha un suo senso attraversando l’Alabama, la Georgia od il Texas, dove la bandiera dello Stato sventola sulla veranda accostata a quella confederata, chè nei villaggi dispersi nel nulla di una campagna che pare non aver confini, tanto è immensa, quelli dove la funzione domenicale viene celebrata in poco più che baracche di lamiera e dove ci si trascina da un giorno all’altro, con il futuro ipotecato (dalla miseria), la Guerra di Secessione non è mai terminata, il confine è ancora netto, e quello che accade nella Nuova Inghilterra o nei palazzi di Washington non interessa proprio. Eppure nella musica dei Nomotion, che provengono dal Friuli, mica dalla Louisiana, c’è anche questo. Non la retorica, o la cupa violenza che squarcia le trame dei romanzi di Cormack McCarthy, ma quel senso grandioso di disperazione rassegnata sì. Flannery O’Connor e John Berendt, ma non solo.

Set corposo alla vista della scaletta, che scorre via veloce tra qualche imperfezione e suoni non impeccabili che casomai accrescono valore, il senso di queste canzoni di morte e di peccato consumato nell’ombra che raramente superano i quattro minuti. La vita è un battito di ciglia, appena nati siamo già avviati verso l’epilogo inevitabile, ed il Fato non concede sconti o deviazioni, mai, meglio non sprecare tempo. Il gruppo è affiatato, la punteggiatura del piano di Andrea De Colle è precisa, chitarra basso e batteria inchiodano la bara sulla quale Jon ha  appena posato un mazzo di rose carminie. Lista che ospita numerosi inediti che andranno a far parte della spina dorsale dell’annunziato “Funeral parade of lovers” (proposto nella sua totalità), titolo imaginifico come il Fuoco dannunziano, e che viene eseguita con quell’aria apparentemente indolente di chi canta e suona perchè così gli va a genio, poi che piaccia anche a te si può discutere, ma lo fa con maledetta ed omicida determinazione (“Imperfect crime”). Colpendoti collo stiletto, dritto al cuore spaccato in due dalla lama feroce, il sangue che cola e s’appressa sulla trama inamidata della candida camicia, disegnando i contorni d’un fiore alieno. Oppure ricorrendo alla tassina della quale è ricca la foglia dell’albero della Morte come viene definito appunto il verde tasso. Un sorso e non ci sei più, peccato…

Scendi dall’automobile. L’abitacolo è fresco, bella cosa l’aria condizionata. Ma fuori il caldo t’investe, spinto dal vento che soffia feroce da chissà dove, forse dalle porte dell’Inferno. Il sole t’acceca, il suo bagliore si riflette sui vetri, sul metallo arroventato. Tanfo di morte, carcasse di armadilli giacciono sul ciglio della strada, dove l’asfalto resiste al morso della terra bruciata in una battaglia che pare persa in partenza. Quando non ci saremo più, e la Terra sarà restituita al silenzio, nulla resterà della nostra opera. E saremo noi stessi a scrivere “fine” a piè di pagina.

Vengo percorso da un brivido. Barlumi new-wave guizzano come fuochi fatui tra i carici, country deviato ed abbrutito (non quello per educande che ti propinano le stazioni confessionali bensì quello che ti aspetteresti d’ascoltare entrando in un decrepito locale al lato dell’interstatale, coi camionisti che ti osservano in tralice consumando uova strapazzate e la cameriera che ti chiede da dove arrivi), goth suonato a Baton Rouge nel caldo umido d’una serata d’estate, vaudeville per cuori disincantati ed induriti dalle sconfitte e dai tradimenti, blues che striscia sottopelle (a quell’incrocio c’è il Diavolo che ci attende, prepariamo l’anima per il baratto), folk umbratile dalla brughiera inglese (non è mancata la magnifica rendition di “Gabrielle” di Paul Roland, tributo suonato da spiriti affini), ma quel fremito che ho provato, mentre ero lì che li osservavo, ed ascoltavo, ascoltavo mentre la mente cercava altrove… Frammenti di garage rock australiano, quello di Radio Birdman, Celibate Rifles e New Christs, sparsi come cenere sulla distesa di croci di pietra corrosa ed annerita da muffe che odorano di decomposizione (“The little death”), affine a quello americano, ma dotato di una sua definita personalità. Ecco un altro dei magnifici segreti ben riposti in un astuccio d’ebano che ci riservano i Nomotion. Nessuna concessione al mainstrema, troppo facile tirare in ballo Cave o Cash, qui c’è sostanza, tutto è più denso, affonda nel fango del bayou, distesa di melma e di vermi, di foglie marcite e di tronchi mozzi che emergono dalle acque stagnanti come dita spezzate imploranti una misericordia che non arriverà mai, perchè è già stata consumata da generazioni di degnerati che ci hanno preceduto, materia decomposta che nutre pallidi funghi che paiono occhi di creature aliene alle quali sono stati strappati a viva forza da mani rapaci. Ma non badate ai deliri di chi scrive, cercate i Nomotion ed ascoltateli, punto.

Il Tetris chiuderà. Peccato, una sala così dove la trovate, oggi? Uno scuro stanzone che recentemente ha ospitato Ufomammut, Unsane, Ovo…E le serate di Licht und Blindheit che non si fermerà, “emigrerà” da qualche altra parte, troverà altra sede e continuerà a proporsi con le sue iniziative. Non verrà così sprecato il patrimonio di esperienza (e di condivisione) maturato in anni trascorsi magari “di lato” rispetto ad altri eventi ai quali si attribuisce maggiore visibilità solo perchè compilano nomi altisonanti.

Ed allora amen ed andiamo in pace…

Nomotion:

Jon Bergman : Vocals, Guitars

Eros Piani : Electric Guitar, Backing Vocals

Andrea De Colle: Electric Piano

Alessio De Colle: Bass

Lorenzo ‘Tubo’ Della Rovere: Vocals, Acoustic Guitar, Drums 

Set-lits

Glasgow smile (da “Funeral parade of lovers”)

Killing fields (da “Funeral parade of lovers”)

Adenosine (da “Funeral parade of lovers”)

Love is murder (da “Ritual murders EP”)

Stained bed clothes (da “Funeral parade of lovers”)

An opium dream (da “An opium dream”)

Gabrielle (cover da “Alice’s curiosities, a tribute to Paul Roland”)

The edge of abyss (da “Funeral parade of lovers”)

Bring me down (da “Funeral parade of lovers”)

Buried in my room (da “Funeral parade of lovers”)

Imperfect crime (da “Imperfect crime”)

The little death (da “The little death”)

Our black sun (da “Funeral parade of lovers”)

Black Aura (da “Funeral parade of lovers”)

Funeral parade of lovers (da “Funeral parade of lovers”)

Encore: Long tomorrow (da “Funeral parade of lovers”)

Un abbraccio a Nora ed Alessandro, au revoir, mes amis. Paola e Luca, la prossima volta mi paleserò, lo prometto!

Si ringrazia Licht und Blindheit per l’uso delle foto.

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