Painted Black: Raging light

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Lo sguardo fiero del lusitano rivela una profondità pari a quella dell’immensità degli oceani che quel popolo ha solcato alla ricerca di nuove terre da colonizzare; una nazione povera, schiacciata tra Spagna ed una distesa d’acque irose che lo sguardo non riesce ad abbracciare per intiero, tanto è vasta; non restava allora che abbandonare la Patria e partire alla ventura: cala un velo di malinconia e si affida al fado il proprio dolore… Non si possono certamente definire prolifici i Painted Black, essendo Raging light il loro secondo full-length, preceduto dall’esordio “Cold comfort” di ben sette anni or sono. Il combo dei founding-members Daniel Lucas (voce) e Luis Fazendeiro (chitarre e sintetizzatori) esprime in queste otto tracce un elegante e malinconico dark-metal, ospitando in “The living receiver” le voci di Mick ed Amber Moss e di Jenny O’Connor, indizio importante ma non decisivo, è vero che stilisticamente il disco risente dell’influenza degli Antimatter, ma non va circoscritto solo a questi (alcune porzioni, come in “Dead time”, rimandano a Porcupine Tree ed addirittura ad A Perfect Circle/Tool). Vi invito a principiare l’ascolto di Raging light dalla… fine, essendo proprio la canzone che lo chiude, la lunga (sfiora di poco i diciassette minuti) “Almagest” la più intrigante del lotto: il quartetto di Covilha fa bella mostra di qualità e di sostanza, non temendo d’affrontare la lunga durata ed uscendone infine vincitore. E’ questo un episodio assai intrigante che calca vieppiù sui sentimenti di sofferenza, di dolore che permeano le sette tracce precedenti, in una riuscita rappresentazione dell’inclinazione naturale che i portoghesi possiedono verso quelle atmosfere citate in apertura di questa mia recensione. Anche quando le chitarre s’impennano e la voce esprime cupa disperazione con un “growling” che agghiaccia, la componente melodica che è tratto distintivo del suono dei Painted Black viene mantenuta viva. E’ vero che Raging light risulta troppo omogeneo una volta terminata la sua fruizione, era probabilmente intenzione del gruppo seguire una traccia delineata donando così al lavoro un senso di compiutezza. Manca davvero poco alla definitiva maturazione.

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