Autobahn: The Moral Crossing

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Secondo full length di una band inglese che aveva ogni presupposto per emergere e ci sta riuscendo. Gli Autobahn sono giovani ma sembra siano stati allevati a latte e postpunk; di tutto il revival del genere nuovamente in voga negli ultimi anni, rappresentano l’aspetto più autentico e sincero: non nascondono l’attaccamento alle loro fonti di ispirazione senza limitarsi a copiare o a sfruttarne le caratteristiche che maggiormente hanno fatto presa sul pubblico, e hanno assimilato modi di sentire e di pensare riproducendoli con il filtro della loro sensibilità e con una patina di freschezza – l’avevamo già evidenziato parlando del precedente Dissemble – che, nonostante la mancanza di originalità rimproverata da alcuni, non può non renderli graditi. The Moral Crossing è uscito da qualche mese e contiene dieci tracce di ascolto piacevole, perfette tanto per i nostalgici quanto per i consumatori più moderni. La prima è la strumentale “Prologue”, che introduce le atmosfere tipicamente oscure presenti all’incirca nell’intero disco, aggiungendovi quel tratto ipnotico che non guasta mai. Poi, “Obituary” ci restituisce il ‘cuore’ degli ’80, quello di Joy Division e Bauhaus, per intenderci e “Future” invece propone i suoni accattivanti di un graziosissimo momento ballabile, forse l’unico: la successiva title track, infatti, riporta i colori più tetri e disperati dei Joy Division in un’anima vigorosa e dinamica. Da menzionare anche “Torment” con la sua tessitura di grande intensità e la ritmica martellante; quindi, bypassate le note disposte in crescendo di energia in “Low/High”, “Execution/Rise” dà sfogo a distorsioni, ritmi frenetici e tutto il noise possibile per un coinvolgente passaggio che dal vivo deve risultare straordinario e “Creation” torna ai paesaggi tenebrosi dove il basso regna incontrastato. The Moral Crossing si conclude con “Vessel” e le sue sonorità tristissime che ci lasciano con la positiva sensazione di una sincerità così assoluta da apparire seducente.

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