Hamsas XIII: ***de novo***

0
Condividi:

Persistono nel verbo dell’oscurità i due Hamsas XIII, dei quali ci aveva colpito il precedente album Encompass. In questo ***de novo***, tuttavia, si riscontrano maggiore sicurezza, idee più chiare e, inoltre, Robyn Bright sembra addirittura aver affinato le proprie doti in direzione di una molteplicità di sfumature vocali che incantano. Lo stile del disco continua ad apparire vicino alla formula ethereal ma mantiene una tessitura sonora densa e di notevole forza, sostenuta da un basso di carattere; fatti i debiti distinguo, talvolta fa venire in mente Faith and the Muse piuttosto che i Dead Can Dance. Si comincia con “Our Eyes On”, uno dei brani più dark, con uno spettacolare inizio a base di chitarra ‘aspra’ e combinazioni di voci arcane finchè non giunge il canto angosciato a completare visioni desolate. Poi, la bella “Who” apre in modalità tribale fra beats e sussurri e il contrasto fra basso e chitarra di rilevante potenza e la parte vocale delicata e languida crea un effetto gradevole quanto inquietante; “Aftermath of New Beginnings” non potrebbe risultare più triste e oscura. Quindi, “Deathless” ripropone la ritmica tribale e i suoni appaiono come sospesi lasciando alla voce straordinaria il compito di veicolare la tensione, mentre “Belladonna” si cimenta con sonorità spiccatamente postpunk costellate da ottime linee di basso e la Bright strizza l’occhio a Siouxsie; come intervallo melodico e armonioso ecco, infine, “Fractal”. In chiusura, con “Stripped Stockings”, il duo omaggia giustamente i Cocteau Twins come una delle sue fonti di ispirazione; la ripresa di “Who” conclude dunque con uno scenario pieno di mistero un disco che ben chiarisce le grandi potenzialità di Hamsas XIII.

Condividi:

Lascia un commento

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.