“Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino: Love my way

0
Condividi:

Un grande film sull’amore, sulla nascita dell’attrazione e del desiderio fra due giovani: questi sono gli ‘slogan’ usati per ‘catalogare’ l’ultima pellicola di Luca Guadagnino, letti praticamente ovunque; nessuna recensione che io abbia visto riesce, però, ad esprimere realmente la poesia, il fascino e la magia di quest’opera per la quale, forse, neanche il regista avrebbe immaginato tanta risonanza. Gli elogi, fin dall’inizio, non erano mancati, per carità, e sicuramente le candidature al premio Oscar sono state la classica ‘ciliegina’ sulla torta. Ma ciò che è risultato sorprendente – ed è certo una sorpresa piacevole! – che una formula così semplice, basata sulla combinazione di naturalezza e bellezza assolute, sia riuscita a fare breccia nel cuore di tutti, suscitando coinvolgimento e emozione profonda: evidentemente, per arte e sincerità, in qualche modo c’è ancora spazio. Tratto, come si sa, da un romanzo di André Aciman, rielaborato con indubbia competenza da James Ivory che ha poi rinunciato al progetto, Chiamami col tuo nome racconta, oltre alla vicenda di Elio e Oliver come l’aveva pensata Aciman, anche e soprattutto la visione dell’amore che appartiene a Guadagnino, già autore di Io sono l’amore e A Bigger Splash. Il regista colloca i due protagonisti, il giovanissimo Elio e il più maturo Oliver, nella cornice della calda estate italiana, nella rigogliosa ma poco rinfrescante campagna di una provincia lombarda: è in estate, si sa, che i ragazzi ‘sperimentano’ emozioni, trovano nuove amicizie, si innamorano… Di certo è accaduto a ognuno di noi e il ricordo di quei momenti fa parte della nostra intimità più segreta. Oliver è uno studente ospite dei genitori di Elio – due intellettuali esperti di archeologia – nella loro antica casa circondata dal verde; un incontro casuale, in apparenza del tutto ininfluente, diventa inaspettatamente un evento unico, un’esperienza fantastica e sconvolgente che irrompe nella vita dei due, segnandola in modo indelebile, principalmente quella di Elio, che ha soltanto diciassette anni e conosce solo in termini vaghi il potere che appartiene all’amore, quando un’anima é pronta ad accoglierlo: si può stare benissimo o malissimo o entrambi, ma é una condizione che non si può che accettare, nel cuore, negli occhi, nel corpo. Oliver è colto, ma anche bello, solare e socievole; Elio è un ragazzino solitario che ama la musica e, finora, ai sentimenti ha solo ‘girato’ intorno. L’attrazione pare inevitabile, tuttavia si sviluppa poco a poco, attraverso approcci timidi e innocenti: la passione, in realtà, è dietro l’angolo e per Elio, alla prima esperienza, ha un’intensità travolgente. L’estate dei due diviene, nel senso letterale del termine, una ‘summer of love’, in cui ogni dettaglio intorno a loro trasuda, guarda caso, una sensualità dirompente: il più giovane trabocca di energia e l’amore per l’altro colma la sua vita di sensazioni mai provate prima; l’ospite, più maturo, sembra volersi controllare ma l’eccitazione prende anche lui inducendolo gradatamente a lasciarsi andare. La bellezza dei luoghi, il fascino degli antichi reperti archeologici, oggetto degli studi di Oliver, i costumi ‘succinti’ dell’estate fanno il resto; i due giovani sentono quasi di ‘fondersi’ l’uno nell’altro, tanto da scambiarsi i nomi: il tuo nome, il mio nome, Elio e Oliver – un insieme unico – ‘dissolvono’ la loro identità nell’unione perfetta di anima e corpo, come accade, appunto, agli innamorati perfetti. E’ un slancio totale, assoluto, eppure naturale e il fatto che abbia colpito due ragazzi non fa del film una storia soltanto gay: questa passione è il frutto di un impulso universale che non conosce categorie nè limiti ma soltanto pienezza.
E’ difficile, senza cadere in una retorica romantica qui del tutto fuori luogo, spiegare le sensazioni suscitate dalla visione della pellicola di Guadagnino. Chiamami col tuo nome è un omaggio a qualcosa che pochi, forse, hanno avuto la fortuna di provare in tutta la sua forza: ce lo chiarisce proprio il padre di Elio quando – genitore da considerare oggi esemplare, negli anni ’80 una caso davvero straordinario – verso la fine del film manifesta al figlio accettazione e supporto incondizionati e gli fa comprendere quanto la sua esperienza sia unica e irripetibile, qualcosa da custodire nel cuore per sempre. Questo spiega la ragione per cui una storia semplice, quasi ‘quotidiana’ abbia, in sè, tanta persuasione e provochi un tale coinvolgimento: la vicenda di Elio e Oliver tocca corde intime ed emozioni fondamentali, ci fa reinnamorare dell’amore anche quando l’età e il corso del tempo hanno contribuito a collocarlo al posto che gli spetta, limitandone un po’ l’influenza, e ci fa rivivere con nostalgia una delle fasi – ora lo sappiamo! – più feconde e importanti della vita. Chiamami col tuo nome, piccolo gioiello nato dalla letteratura e portato al suo compimento – ora possiamo dirlo! – da un grande cineasta italiano, è dunque destinato a diventare una parte di noi, proprio come le sensazioni che risveglia.

Condividi:

Lascia un commento

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.