Elettronoir: Suzu

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Sono già al quinto lavoro gli italiani Elettronoir, incentrati principalmente sulle figure di Marco Pantosti e Georgia Lee e, nonostante la decennale attività, rimangono di nicchia, tanto che, finora, anche noi di Ver Sacrum abbiamo trascurato di occuparci di questa band più vicina al vasto ‘mondo’ dell’indie che al dark. Ma Suzu, uscito da alcuni mesi, merita di essere scoperto ed apprezzato, oltre che per la ricercatezza delle ‘soluzioni’ musicali, anche per la capacità di sfruttare liberamente la contaminazione di generi creando momenti particolari di suggestione e poesia. La lezione ‘wave’ è viva e presente abbinata a melodie pop intrise di malinconia e a volte ‘permeate’ di ‘memorie’ del passato, una patina quasi ‘demodè’ ma niente affatto polverosa. Suzu sembra però deviare dalla formula semplicemente gradevole e orecchiabile per esplorare sonorità atipiche, in prevalenza elettroniche, che aprono altri orizzonti. Tutto questo per non parlare della ‘presa’ dei testi, essenziali ma anche ‘densi’ di idee e pensieri. L’opener “Divisione Satie”, introdotta da seducenti quanto toccanti note di piano che si evolvono poi con modalità singolari, è un esempio calzante del fascino di una musica che emana simultaneamente elegante leggerezza e ‘spleen’: nel suo richiamarsi ad un artista manifestamente anticonformista, proclama la sua lontananza da ogni convenzionalità. Nella successiva “Tracciante”, sulla trama elettronica emergono chitarra e suoni più aspri e vigoroso e risoluto appare poi il canto di Georgia Lee; “Postalmarket” si situa nell’ambito della melodia orecchiabile dal sapore vagamente obsoleto nonostante lo scenario, dopo la prima metà, divenga più ombroso e crepuscolare, mentre “La Seduzione di Eva”, si snoda intorno a piano e voce di Pantosti e opta per tinte decisamente fosche. Ma è “Guernica” uno dei brani più cupi e drammatici, non solo per il contenuto ma anche per i suoni estremamente inquietanti e il clima resta, poi, opprimente, nella ‘variegata’ “Resonance” e, soprattutto, nell’accorata “La Dedica”. Infine la strumentale title track conclude con note ariose ma anche parecchio tristi un disco interessante e ricco di personalità.

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