Oh My Goth Festival – Winter Edition

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Hapax. Foto di Mrs Lovett

Altro imperdibile evento,  sabato 10 febbraio, all’Exenzia di Prato, una garanzia per la sua offerta musicale sempre di ottima qualità. La manifestazione ‘Oh my Goth Festival’ aveva in verità ‘debuttato’, con successo, la scorsa estate a Cerreto Guidi (FI), e una replica in versione invernale è parsa decisamente una buona idea. Il programma prevedeva l’esibizione di ben quattro band, in ordine di ‘importanza’: The Ajax, gli Hapax e le ultime due assolutamente mitiche, tanto da essere state collocate come co-headliner, ovvero i Pankow ed i Neon. L’opportunità era quindi adatta sia al pubblico tradizionale, sempre disponibile a celebrare i suoi idoli, sia ai fan più recenti e, in effetti, si è vista una certa risposta e parecchie presenze nel locale. Neanche a farlo apposta, in questa occasione gli orari annunciati fin dall’inizio sono stati scrupolosamente rispettati, spiazzando coloro che, abituati e ormai rassegnati ad attendere lungamente l’inizio dei concerti, come la sottoscritta si sono mossi in tutta calma, riuscendo … ad arrivare in ritardo e a perdersi l’esibizione della prima band, i fiorentini The Ajax. Puniti così per la mancanza di fiducia, abbiamo avuto il conforto di giungere proprio mentre gli Hapax, uno dei gruppi che maggiormente aspettavo, incominciavano il loro show. Degli Hapax abbiamo parlato volentieri all’uscita dei due bellissimi album, Stream of Consciousness  e Cave: comunemente ritenuto uno dei progetti più promettenti attualmente in circolazione, il duo napoletano, costituito da Michele Mozzillo e Dye Ki Nlooln/Diego Cardone, per quanto forte di un seguito sempre più rilevante, si è proposto al pubblico dell’Exenzia con umiltà e simpatia, magari ritenendo, ma non del tutto giustamente, che i presenti fossero solo per Neon e Pankow, glorie locali di vecchia data. L’esibizione dei napoletani è stata, in realtà, uno straordinario momento di suggestione. I due, assolutamente ‘padroni’ del palco, si sono destreggiati abilmente fra gli strumenti, manifestando disinvoltura e spontaneità e, con pochi ingredienti, sono riusciti a creare qualcosa in più delle cupe, ‘cristalline’ atmosfere che già conoscevamo: un clima intensamente romantico, meno freddo che nei dischi ma ricco di ‘sofferenza’ e passione che ha coinvolto tanto profondamente chi ascoltava da indurlo a perdersi nella musica. Al centro della scena il vocalist Mozzillo, perfetto nel suo ruolo di ‘bello e dannato’, che ha fatto mostra di impegno e partecipazione, utilizzando al meglio la sua splendida voce, profonda e ‘avvolgente’, e intervenendo su basso e parte elettronica quando necessario. I due hanno presentato una selezione con alcuni fra i brani più significativi del loro repertorio, fra i quali, tanto per citare qualche titolo dei miei preferiti, “Survive the Night”, “Vitriol”e “Cave” dall’album più recente Cave e “When the Marble Falls” e “Untitled Heart” da Stream of Consciousness  e ci hanno lasciato dopo un tempo che, personalmente, mi è parso solo troppo breve.

Pankow. Foto di Mrs.Lovett

Il tempo di cambiare la ‘scena’ e sono arrivati i Pankow, da sempre molto cari un po’ a tutti noi redattori di Ver Sacrum, in formazione a tre, FM, Bacchiddu e Declercq; rispetto all’ultima occasione in cui avevamo avuto la fortuna di ascoltarli, nel ‘lontano’ 2014, mancavano il giovane Cosimo Barberi e Paolo Favati, oltre, ovviamente, ad Alex Spalck, presenza non più regolare anche se figura ancora nella line up del gruppo. Dai Pankow, tra l’altro, è di recente trapelata la notizia dell’uscita imminente di un nuovo lavoro e si sperava in qualche ‘succosa’ anticipazione. I tre sono sembrati, come sempre, concentrati e a loro agio: poco da dire sul silenzioso e discreto FM, cuore e anima della band, che ha svolto il suo ‘compito’ con la solita abilità: l’attenzione era puntata, per forza di cose e, forse anche per loro scelta, sul contegno del brioso Bram Declercq, che ha acquistato, nel muoversi sulle robuste note elettroniche che rappresentano il marchio di fabbrica dei Pankow, tutta la sicurezza che serviva e sul piano vocale è decisamente esente da critiche anche se, far dimenticare il carisma di Alex Spalck ai suoi ‘orfani’ non è mai stata impresa semplice. Il trio ha proposto una scelta di brani fra quelli più spesso suonati nei concerti, come “Me And My Ding-Dong”, “Das Wodkachaos”, “Gimme More” o “Kunst und Wahnsinn”, ma ha offerto come anticipazione, due pezzi che verranno – così si è saputo – inseriti nel prossimo disco, uno dei quali, “Blockupy”, circolava come singolo fin dallo scorso settembre. Quest’ultimo è in linea con le caratteristiche della musica del gruppo che già conosciamo ed emana la travolgente energia di sempre, reso, per altro, elettrizzante dal ritmo frenetico e la ripetizione ossessiva. Anche questa esibizione è durata tutto sommato poco, probabilmente in vista del gran finale a cura dei Neon ed i Pankow si sono, dunque, velocemente congedati dai loro fan, rimasti soddisfatti ma con un filo di rimpianto.

In chiusura, dopo una breve pausa, è andato in onda il menzionato ‘gran finale’, che ha radunato sotto il palco tutti i presenti, travolti dalla ‘tempra’ che i Neon, a distanza di così tanto tempo, ancora mostrano di avere. Come abbiamo spesso avuto occasione di osservare, i loro brani, seppur risalenti, per lo più, a tutt’altra epoca, non soltanto risultano sempre ‘spendibili’ ma hanno una resa spettacolare nei concerti e sanno trasmettere quella potenza e quella passione che infiamma ogni volta il pubblico e garantisce loro successo duraturo. In particolare, Michelotti trascinante e la chitarra ‘bollente’ hanno letteralmente ‘dilagato’ – ma anche il bravo Martera e il ‘misurato’ Balleggi hanno fatto la loro parte! – proponendo una scaletta complessivamente varia ma senza trascurare di offrire una buona scelta di hit fra i pezzi più conosciuti, a partire da “Information of Death” passando per “My Blues is You” senza dimenticare “Dark Age”, il tutto accolto con calore dai presenti. ‘Oh my Goth Festival’ in edizione invernale ha avuto così la sua consacrazione e si spera che diventi un evento ricorrente.

Neon. Foto di Mrs.Lovett

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