Rapoon: Airstrikes

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Che Rapoon sia un musicista iperprolifico è un dato di fatto incontrovertibile: in questo, per la verità, si trova in buona compagnia con molti musicisti dell’area ambient come Steve Roach, Robert Rich, Vidna Obmana e Hafler Trio. Non sempre la qualità riesce a mantenersi su livelli eccellenti: alcune derive troppo vicine a una sorta di tribal dance non mi sono proprio piaciute. I primi dischi di Rapoon come Vernal Crossing e The Kirghiz Light rimangono però piccoli classici del genere.

Ora esce, dopo Blue days uscito nel 2015, il nuovo disco per la Zoharum intitolato Airstrikes. Si tratta, a sorpresa, di una sorta di ritorno al passato, quasi un riepilogo della lunga carriera di Rapoon attraverso composizioni lunghe che, stilisticamente, si riallacciano al repertorio degli ultimi 25 anni. È un disco per certi versi sorprendente in cui si alternano atmosfere orientaleggianti ed etniche ad altre che sono basate su strutture ritmiche non lontane dalla musica dance.

Il lavoro è suddiviso in 7 tracce ed è un concept imperniato sulla vita tumultuosa e pazzesca del mondo moderno. I suoni ritmici e sinuosi riescono realmente ad essere un commento sonoro efficace della frenesia della nostra società. In questo senso si potrebbe considerare questo disco come arte contemporanea e, in effetti, i dipinti raffigurati in copertina, opera dello stesso Robin Storey, possono essere etichettati come arte contemporanea. Il cd esce in una bella e raffinata confezione Digipak in un’edizione strettamente limitata a 400 copie. Disponibile su Bandcamp: https://zoharum.bandcamp.com/album/airstrikes.

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