Rome – Prato – 24/02/2018

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Sono sempre stato un grande estimatore dei Rome, il progetto del lussemburghese Jerome Reuter che ritengo abbia preso il testimone della cosiddetta “scena neo-folk” e ne rappresenti attualmente l’esponente più valido. In realtà, lo stesso Reuter, chiamato in causa sull’argomento, ammette il proprio debito con il movimento neo-folk ma, allo stesso tempo, dice di non seguirlo più e di non conoscere i nuovi gruppi. Anche sulle eterne domande relative alla politica, forse inevitabili quando si parla di neo-folk, ha sempre preferito glissare dando a ciascuno la possibilità di interpretare il suo lavoro, ricco di riferimenti storici, basti pensare al suo interesse per le vicende della guerra civile spagnola. Una dimostrazione la sua di come ci troviamo di fronte ad un artista integro che non ama ingabbiare il suo lavoro in facili schematismi. Non è facile districarsi lungo la sua sterminata discografia – in questo è simile ad altri gruppi come Death In June e, soprattutto, Current 93 – ma la qualità della sua proposta si è sempre mantenuta su ottimi livelli. Quando ho saputo che Rome avrebbe suonato a Prato all’Exenzia il 23 febbraio – data poi spostata al 24 dello stesso mese – ho subito pensato che non avrei dovuto mancare non avendo ancora avuto la possibilità di vederlo dal vivo. C’era molta curiosità e attesa da parte mia: la serata era fredda e questo forse ha inciso sulla presenza del pubblico che è stata inferiore alle attese: non erano molti i presenti anche se va tenuto conto che stiamo parlando di un artista di nicchia che però, come da lui stesso ammesso, è molto seguito nel Nord Europa.

 

Il concerto è iniziato molto tardi – più o meno a mezzanotte – in una bella atmosfera per pochi intimi, ideale per questo tipo di esibizioni se vogliamo vedere il bicchiero mezzo pieno magari di un buon vino tedesco come cantavano i Death In June in “Runes and Men”!. I Rome si sono presentati in 3 con Jerome Reuter alla chitarra acustica e altri 2 membri rispettivamente alla chitarra elettrica e alla batteria. Il primo brano è stato “Clemency”, una intensa e malinconica ballata tratta dall’ultimo album Hall Of Thatch di cui ho parlato di recente su Ver Sacrum a cui ha fatto seguito “Like Lovers”, proveniente dal primo EP Berlin del 2006 quando ancora trasparivano le influenze marziali nel sound di Rome: da brividi la voce stentorea di Reuter nel declamare la frase “No Compromise Is Possible!” mentre suonava le percussioni. Poi è stata la volta di 2 tenui ed ombrosi pezzi di The Hyperion Machine ovvero le stupende “Secret Germany” e “Celine In Jerusalem”. Devo dire che, a differenza di altri esponenti del genere che si sono contraddistinti per un atteggiamento non esattamente “empatico”, Jerome Reuter, al contrario, si è dimostrato simpatico e comunicativo col pubblico: non sono mancati momenti spassosi quando ha chiesto 3 Gin Tonic! E’ stata poi la volta di altri pezzi dell’ultimo disco come il singolo “Blighter” e “Slaver” inframmezzati  da “Families Of Eden” e “Spanish Drummer” – dal triplo e monumentale Die Æsthetik Der Herrschaftsfreiheit – e “Hope Dies Painless” dal primo disco “Nera”. Ha poi pescato nel repertorio di un vecchio disco come “Masse Mensch Material” con “The Torture Detachment”. Alla fine, nonostante il pubblico esiguo”, Jerome Reuter si è dimostrato estremamente disponibile  e ha concesso un lungo e appassionato bis dove ha suonato ancora 5 brani fra cui ha proposto 2 pezzi da A Passage To Rhodesia ovvero “Farewell To Europe”, vicina per sensibilità ai Death In June e la travolgente “One Fire”. La chiusura è stata affidata da un altro pezzo di Masse Mensch Material  ovvero “Neue Erinnerung”. Unico appunto da parte mia è il fatto che non  ha suonato nessun pezzo da Flowers From Exiles, uno dei suoi dischi che più ho apprezzato. Alla fine del concerto il pubblico si è riversato nello store dove veniva venduto il materiale discografico e le magliette: lo stesso Reuter si è dimostrato molto disponibile a firmare, a parlare e a fare foto insieme ai fans. Nel complesso si è trattato di un ottimo concerto e non sono uscito per niente deluso dall’Exenzia. Chi ha la possibilità di vederlo dal vivo non si lasci sfuggire l’occasione tenendo conto che, in questo periodo, sta girando la penisola.

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