Aal: A Season

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E’ una persona che rimpiangiamo di non aver mai incontrato il fiorentino Davide Valecchi: il suo eclettismo e la sua passione artistica sono presenti da anni in vari campi, ma principalmente in musica e poesia. A lui abbiamo accennato di recente, all’uscita dell’album dei Video Diva S(à)crata, giacchè dal 2003 è il chitarrista della band; ora siamo ben lieti di segnalare un altro suo progetto, Aal, del quale, alla fine dell’anno scorso, è uscito A Season, non un debutto ma, a quanto si è letto, il primo lavoro a contenere materiale inedito dal 2007. La musica di Aal – le iniziali di ‘Almost Automatic Landscapes’ – non ricorda quella dei Video Diva, neanche lontanamente. Assente la voce umana e i brani, nei quali è prevalente la componente elettronica, appaiono come la lenta ‘costruzione’ di paesaggi non solo mentali, ma anche fortemente ‘visivi’, nei quali si percepiscono orizzonti, colori e spazi oltre che, naturalmente, stati d’animo: sul piano dei generi, possiamo qui parlare di sperimentazione sonora, con elementi vicini all’ambient o anche al new age, liberamente e variamente utilizzati e/o contaminati. Il senso dell’album è spiegato dallo stesso musicista che, è giusto evidenziarlo, si occupato da solo di ogni aspetto: il tema è il passare del tempo e ciò che, nel suo trascorrere, si perde, dalle memorie alle sensazioni. Aggiungerei che, in assenza di melodie definite in strutture formali, l’ascolto di A Season, ove molte delle tracce hanno una certa lunghezza, richiede una particolare disposizione, che consenta di immergersi e di abbandonarsi alle sue atmosfere. Consideriamo solo qualche esempio: l’opener “A Threshold”, inizia con vibrazioni indistinte che confluiscono in note ariose, come a voler aprire orizzonti infiniti, ma l’intervento di suoni elettronici ‘scabri’ in palese dissonanza disperde la limpidezza dello scenario. Subito dopo, “A Season of Light” prosegue per circa un quarto d’ora, durante il quale vi è necessariamente un avvicendarsi di momenti diversi, dalle cupe immagini iniziali a passaggi, invece, assai tesi e ricchi di echi inquietanti ad altri così carichi di suoni da disorientare, fino alla consistente, ‘ronzante’ chiusura. Sempre lunga e composita, poi “Three Movements”, nella quale, al di là delle divisioni ‘ideali’, le forme paiono abolite e prevalgono ‘allucinati’ elementi dal sapore ambient ‘conditi’ da rumorismi industriali e la stessa assenza di limiti si riscontra in “Suppose One Were a Fish” che fa pensare ad un indeterminato vagare. A Season che viene pubblicata da Aalmusic, etichetta che fa capo allo stesso Valecchi e ha lo scopo di diffondere la musica del progetto in tutte le evoluzioni nel corso del tempo, è un lavoro sicuramente di spessore ma, con ogni probabilità, destinato a rimanere un prodotto di ‘nicchia’ .

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