Crying Vessel: A Beautiful Curse

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Risale ancora alla fine del 2017 questo A Beautiful Curse, quarto album dei Crying Vessel, pubblicato da Manic Depression Records. Il progetto è stato fondato in Svizzera dal produttore ed esperto di musica elettronica Slade Templeton, che si è avvalso poi di vari collaboratori, qui, in particolare, di Basil Oberli. Crying Vessel riprende il discorso darkwave con coerenza e fedeltà e, tutto sommato, poche diversioni: melodie elettroniche suggestive, malinconia diffusa e ritmica gradevole, condotta da un ‘abile’ basso. Nessuna aria nuova ma parecchi momenti riusciti finalizzati ad un ascolto più che godibile. Il breve “Exordium” iniziale introduce rapidamente in uno sconsolato universo popolato da echi inquietanti; poi, in “Dig Deep” si fa strada il pathos intenso della voce, accompagnata da fredde ma consistenti onde ‘sintetiche’ e si ‘stabilizza’ quello che è il clima che abbiamo descritto e che risulta preponderante nell’album: “Empty Glass”, con il suo accattivante ritmo ballabile, è uno degli episodi più piacevoli, vicina com’è ai Depeche Mode più cupi. Quindi rileviamo un andamento più incalzante, una chitarra più vigorosa e toni alla Cure in “Lovers in Paradise” e, bypassato lo scenario invariabilmente oscuro di “Lay me to Rest”, troviamo un altro brano ottimo per il dancefloor, “Killing Time”. Da segnalare, poco dopo, la suggestiva “Ghostly Figures”, con una tessitura elettronica irresistibile e una parte vocale ricca di ‘appeal’ e, infine, la bella “The Second Sleep” che conclude con tetre sonorità ‘cinematiche’ un disco forse non brillantissimo ma dark a sufficienza da farci sentire…. a nostro agio.

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