“IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE” DI ELI ROTH: MY OWN WAY

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Remake del film culto di Winner “Death Wish” del 1974, “Il Giustiziere della Notte” di Eli Roth cerca una rilettura adattata al contesto storico attuale in cui è inserito. Il buon Paul Kersey non è più un architetto, ma un abile e stimato chirurgo, buon padre di famiglia, nonché persona estremamente legata al concetto di “giustizia” istituzionale.
Come noto, la sua moralità ed il rispetto per le regole sociali verranno scalfite dalla violenta irruzione, nel suo privato, di tre balordi che semineranno morte e distruzione.
La moglie, una sempre affascinante Elisabeth Shue, verrà uccisa. La figlia ridotta in coma. Il buon Paul imparerà tutto durante il turno di lavoro in ospedale, il giorno del suo compleanno.
Eli Roth, regista molto noto per il suo stile celebrativo dell’epoca d’oro cinematografica che fu, dal poliziottesco all’horror, coraggiosamente, a mio avviso, è andato a scomodare un emblema di un certo cinema del genere “giustizia fai da te” che oltre a “Death Wish” deve tanto anche al meno conosciuto, ma non per questo inferiore “Vigilante” di Lusting.
E l’affronto all’originale è connaturato anche dalla semplice scelta del protagonista, un Bruce Willis, chiamato a rimpiazzare l’originario Bronson. Una fisicità quindi che non può dare scampo a fraintendimenti: il nuovo giustiziere deve essere altro rispetto a quello che è stato.
Assistiamo così al percorso di iniziazione di Kersey alla vendetta privata, nel modo più naturale e semplice che possa esserci nel 2018. Tramite la rete. Saranno infatti il mondo telematico e la pubblicità della TV via cavo a dettare le coordinate di questo percorso di rinascita dalla morte spirituale causata dal lutto. Rinascita compiaciuta dalla celebrazione on line e da parte delle radio del “Triste Mietitore Incappucciato” che ripulisce la città, come un super eroe.
Eli Roth solo all’apparenza potrebbe aver fatto un film semplice. In realtà per gli amanti del genere, la pellicola è piena di riferimenti e rimandi a tutto il cinema “bis” o “nocturniano”, in grado di rendere tributo, non solo alla pellicola originale, ma a tutto il cinema di genere.
La ricerca dei colpevoli non può che riportare alla mente “Il Corvo” ed alcune esecuzioni sono volutamente teatrali per sortire l’effetto dì compiacimento del protagonista e dello spettatore stesso.
Reperire le armi in un negozio specializzato nel 2018 è semplicissimo. Le commesse del negozio, sono belle e sexy, la burocrazia per l’acquisto un inutile dettaglio. Anche la casa può essere arredata ad uopo per l’autodifesa (in tal senso la sequenza finale è veramente spassosa).
La critica alla società americana è molto forte, anche se immagino saranno tanti i detrattori di questo film, per via del compiacimento della violenza, come strumento di giustizia che può generare.
E se anche la legge è disposta a chiudere un occhio, dove sono i problemi?
In definitiva il nuovo film di Eli Roth riesce nella difficile impresa di farsi accettare per quello che è, nonostante l’opera che è andata a scomodare, ovvero un sanissimo spettacolo di intrattenimento da vedere e rivedere, senza pregiudizio. Del resto “it’s only a movie”… ma che critica feroce al sistema americano!

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