Then Comes Silence: Blood

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Sono già al quarto album – il primo, però, sotto l’egida della Nuclear Blast – gli svedesi Then Comes Silence, fieri ed impetuosi portavoce del postpunk/gothic in terra nordica. Alex Svenson, Seth Kapadia, Jens Karnstedt e Jonas Fransson, con questo Blood, mostrano di aver imparato la lezione e non solo quello: la loro musica è trascinante, coinvolgente e si ascolta con autentico piacere. Basso e chitarra sono in primo piano, a delineare scenari vigorosi quanto foschi e il vocalist Svenson se la cava davvero bene. L’opener “The Dead Cry For No One” esordisce con chitarre decise, veementi distorsioni e notevole parte vocale, inaugurando un ascolto piacevole. Subito dopo, “Flashing Pangs Of Love” prosegue sulla stessa linea strizzando l’occhio ai Killing Joke di un tempo e con “Strange Kicks” si ‘abbraccia’ il postpunk più cupo e incalzante. Troviamo poi “My Bones”, uno dei brani migliori e un motivo che rimane subito impresso, cantato da Svenson con grande carisma e anche la bella “In Leash” ci regala colori notturni e ottimo basso. Quindi, bypassata la malinconia aspra di “Choose Your Poison” e il mood lugubre e ‘gotico’ di “Good Friday” ecco ancora momenti impetuosi e intensi in “The Rest Will Follow”, mentre “Magnetic”, nella quale il basso fa letteralmente meraviglie, ricopre il paesaggio di scurissime ‘pennellate’. Poi, “Warm like Blood”, uno degli episodi migliori, propone inquietanti trame ‘sintetiche’ e canto travolgente e “Mercury”, dall’andamento cadenzato, dominato da un basso seducente, emana note funeree ma anche vagamente sensuali, concludendo così un album di bella sostanza.

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1 comment

  1. Marco Proverbio 14 agosto, 2018 at 17:24

    Disco notevole… sono in giro da un po.. anche il precedente è molto valido…in Svezia c’è un gran fermento per ciò che riguarda il post punk gotico… vedi anche The Exploding Boy..

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