“Oltre la notte” di Fatih Akin: la giustizia non trovata

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Non è piaciuto a ‘tutti’ – ma ‘tutti’ sono stati d’accordo su un unico punto, la superba interpretazione, da parte della tedesca Diane Kruger nel ruolo della protagonista – Oltre la notte, l’ultimo film di Fatih Akin. Ispirato a vicende di cronaca ben note in particolare ai ‘teutonici’, l’opera narra la storia di una donna che un attacco terroristico di matrice nazista priva del marito e del figlio e della sua ricerca disperata di una giustizia che si rivela molto difficile da ottenere. Trattandosi di una sceneggiatura ispirata a fatti accaduti, il regista, sia nella scrittura che nella realizzazione, si attiene ad una scelta stilistica di realismo ma abbina alla forza del contenuto sociale il racconto di un dolore che, nel corso delle due ore circa del film, trasforma radicalmente il personaggio – quello, fittizio, cui la Kruger presta il suo volto – da vittima senza pace a vendicatrice senza senso.
Ciò che avviene ha i colori plumbei e depressi di una Amburgo costantemente sotto la pioggia: l’ambientazione fa eco alla tragedia e la amplifica, una tragedia che si manifesta nella sua violenza fin dalle primissime scene, nelle quali Katja, una donna tedesca moglie del turco Nuri e madre del piccolo Rocco si accorge che i suoi cari sono caduti in un attentato esplosivo che ha distrutto l’ufficio ove l’uomo si trovava insieme al figlio. Nuri ha origini curde e un passato complicato che, in Germania, lo ha reso non del tutto ben accetto. Sull’episodio pesa l’ombra del razzismo e dell’intolleranza e, mentre le autorità, inizialmente, si orientano verso moventi legati alla vicenda personale del giovane turco e ai suoi precedenti per spaccio di droga, la moglie comprende immediatamente che gli autori dell’orribile gesto sono nazisti e che la donna da lei vista nei pressi del luogo dell’esplosione e sospettata di esserne la colpevole è una tedesca, proprio come lei. Ma Nuri era e resta una figura ambigua e, agli occhi della polizia, equivoca. Il fatto che anche Katja abbia usato, sia pure occasionalmene, stupefacenti la rende una testimone poco attendibile e quando infine, sono rintracciati i veri responsabili – una giovane coppia di puro sangue tedesco, che sostiene pericolose idee fasciste – nella lunga seconda parte dedicata al processo diviene evidente che ad essere ‘imputati’ non sono soltanto i due assassini ma anche le vittime – quel tipo di vittima – che, in qualche modo, se la sono ‘cercata’.
Udienza dopo udienza Katja assiste disperata alla graduale ‘demonizzazione’ di se stessa e della sua famiglia. La sicurezza che venga ristabilita la giustizia, alimentata dall’incoraggiante convinzione del suo avvocato, la sorregge e la induce a seguire il procedimento, se non con fiducia, almeno con un filo di speranza, ma la tecnica scelta dalla difesa dei due omicidi, che prevede la sostanziale denigrazione degli innocenti uccisi, così da far apparire quasi di minor portata l’atroce delitto commesso, lentamente ottiene i suoi frutti e avvelena l’atmosfera al punto che, alla fine, la tanto attesa ‘soddisfazione’ non arriva e ciò che rimane alla vedova e madre è solo il dolore lacerante della perdita incolmabile che le ha distrutto la vita, un dolore che stravolge la sua percezione della realtà e la spinge verso una decisione sconsiderata, molto lontana da quello che era stato il suo obiettivo iniziale, cioè la piena affermazione della giustizia. L’ultima parte della pellicola mostra così la protagonista ormai al di là del tormento della sofferenza, che scivola in un abisso sulla spinta delle sue distorsioni mentali: una forzatura che un po’ ‘distrae’ dal dramma effettivo e culmina nel triste ma ‘scombinato’ epilogo, lasciando, nel complesso, un po’ delusi.
Oltre la notte si rivela un film per molti aspetti efficace, dotato di uno straordinario potere di coinvolgimento: questo, però è dovuto non tanto alla sceneggiatura nè all’incisività del messaggio ma principalmente, come si è detto, alla grandezza di un’attrice che qui ha saputo estrinsecare in pieno le proprie capacità e rappresentare splendidamente tutte le sfumature della tragedia. L’interpretazione della Kruger ha dunque sopperito alla lentezza e alla pesantezza del racconto del processo, che ricalca in po’ ‘goffamente’ lo schema di un classico legal drama, e alla parziale incongruenza del finale, accentrando l’attenzione dello spettatore sulle sue espressioni desolate, ma la disperazione di Katja, comunque, non è bastata a fare dell’opera di Fatih Akin, regista da sempre sensibile e acuto, un vero capolavoro.

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