Simon Reynolds: Polvere di stelle

0
Condividi:

Autore: Simon Reynolds

Titolo: Polvere di stelle – Il glam rock dalle origini ai giorni nostri

Titolo originale: Shock and Awe – Glam rock and its legacy from the seventies to the twenty-first century

Traduzione: Michele Piumini

Casa Editrice: Minimum Fax

Anno di pubblicazione: 2017

Pagine: 689

Prezzo di copertina: Euro 28,00.-

http://www.minimum fax.com

 

Si rischia di rimaner soggiogati dal nome. Perché quello inciso sulla copertina è di quelli “pesanti”. Simon Reynolds può permettersi di vantare l’impressionante serie di collaborazioni e di pubblicazioni come pochi oserebbero fare (o, au contraire, troppi scribacchini lo farebbero senza pudore), ed ognuno dei titoli e dei nomi di testate elencati serve più a chi fruisce che allo stesso Signor Reynolds, per compiacersi che, una volta tanto, stiamo ”spendendo” bene il nostro Tempo..

 

Shock and Awe (preferisco il titolo originale, per il resto la traduzione di Michele Piumini è impeccabile) è opera che non si limita, tutt’altro, non lo fa, a celebrare un genere. Attraversa invece decenni di Storia della Musica (materia entusiasmante!)  con animo partecipe o controllato gli impulsi a seconda dei casi, mantenendo sempre una profondità di analisi impareggiabile. Perché della Musica l’Autore è uno Storico, non un comune censore. Di questi ne abbiamo già in abbondanza. Reynolds analizza con severo distacco critico ascese e cadute (lapidario nel chiudere la parentesi Gary Glitter, accusato di pedopornografia e per questo condannato a sedici anni di carcere, per un genitore come lui e come tanti di noi questo è ben più di un crimine), eppure mai emerge, sottolineo mai, alcuna tentazione revisionistica, da Catone del r’n’r. Perché egli sa bene che, se si elimina la patina scintillante, rimane del cuoio avvizzito o poco più, esemplare quanto riportato a proposito del video di “Ashes to ashes” di Bowie a pag. 648, vale più di mille altre considerazioni sull’essere star, con tutto ciò che implica. Quando approfondisce evita accuratamente l’accademia mantenendo il lettore in bilico sul filo teso della narrazione, come in un romanzo. Parole misurate che lasciano trasparire la passione per la Musica, che condivide con chi legge, competenza e conoscenza senza ostentarle. Non vi piacciono, chessò, i Queen? Le parole che Reynolds dedica al quartetto valgono la pena d’essere lette, perché nulla di Polvere di stelle va tralasciato, nemmeno la fitta bibliografia.

 

C’è chi frequenta le prime o le gallerie d’arte e chi invece i gradoni delle curve di stadi di periferia, a tifare il Preston North End eppoi via al pub, il glam è tutt’e due, stile di vita più che pose fugaci, i Roxy Music di “Song for Europe” come gli Slade di “Give us a goal” (ed i Giuda di “Number 10”). Fornì il combustibile, il punk mise la miccia, quello che esplose nel ’76 era già stato confezionato anni prima, Siouxsie che conosce Severin ad un concerto dell’ensamble di Ferry e Co. nel ’74, Murphy e Sylvian che studiano le mosse di Bowie e di Bolan a “Top of the Pops”, Adam Ant, gli Ultravox, con o senza punto esclamativo, e tanti altri, alcuni insospettabili. Il ruolo della televisione e della radio, fortunato lui, mio quasi coetaneo (è del ’63), ad esser nato in Inghilterra, con l’illuminata BBC ad istruire, noi però almeno avevamo “Alta pressione” con Dario Diviacchi, TV Koper/Capodistria, una volta tanto la prossimità al confine produceva buoni frutti, la matrice culturale è indiscutibilmente britannica, poco da obiettare, il resto è imitazione. E chissà perché cita il glam/pop/metal californiano e non quegli splendidi perdenti che furono i suoi connazionali Wrathchild (UK lo aggiunsero dopo). E tace dei Quiet Riot che dopo aver fatto fortuna grazie ad una cover di “Cum on feel the noize” degli Slade, rinnegarono pubblicamente il gruppo di Noddy Holder per poi dover fare ammenda, posti dinanzi all’ostilità manifestata dal pubblico inglese nel corso di un successivo tour, e “Mama weer all crazee now” (su “Condition critical” del 1986, meglio fecero i Mamas Boys due anni prima) pare più che altro un atto riparatorio messo in opera in fretta e furia, ma chi se lo ricorda, forse nemmeno lui.

 

Marc Bolan, Alice Cooper ma sopra tutto David Bowie. E’ Lui che guida la mano di Reynolds, è evidente. Per timore riverenziale che provo nei confronti di tutti e due (Artista/Uomo e Scrittore/Uomo) non aggiungo nulla. Solo che le frasi di Reynolds sono le più belle che abbia mai letto a proposito di Colui che in un modo o nell’altro ha fatto parte delle nostre vite e le ha segnate se non altro per quanto riguarda la Formazione, il Gusto, se stiamo leggendo questo libro è evidente…

 

L’appendice “Supernovae” è stata aggiunta dopo. Potremmo discutere dell’inserimento di vicende apparentemente poco interessanti (Kanye West non mi sta simpatico, e come lui tutta la sua genia, che posso farci, ed ai rapper di Compton ricoperti di gioielli preferisco le fotografie in bianco e nero degli hooligans con le sciarpe strette al collo e le spille degli Sweet appuntate sui giubbotti), chi vi viene citato nella maggioranza dei casi non vale la “polvere” che calpestiamo, ma è da pagina 645 che tutto si chiarisce: ”Io ero qui. Seduto a questo computer, stavo finendo questo libro”. 10 gennaio 2016. E’ come se Shock and awe ricominciasse da lì. Dall’epilogo, ove si salda il cerchio d’oro dell’epopea del glam, è proprio in quel punto esatto che Reynolds fa emergere il purissimo sentimento della commozione, mette a nudo il suo stato d’animo, pare diveder le sue dita esitare sulla tastiera, per poi prendere slancio e tracciare la linea “fine”, e si prova la sensazione netta di condividere quell’atto. Ecco la grandezza di Reynolds e di Shock and awe, nel corso della sua carriera ha prodotto Opere migliori sicuramente dal punto di vista dell’analisi,  ma non da quello del sentimento.

 

Ma il glam-rock sta infoltendo i propri battaglioni di sangue fresco. Le nuove leve, come gli Starcrawler da LA ed i Beechwood da NYC (Costa ovest/Costa Est, siamo sempre lì…) stanno sgomitando per guadagnare spazio. Eppoi Giuda e Faz Waltz in Italia, l’ala più quadrata, inni suonati con la foga che trae origine dalla stagione del ’76, quell’Idea di fare in fretta perché la vita brucia e lascia dietro di sé solo cenere e ricordi sempre più sbiaditi. Cum on, feel the noize!

 

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.