The Nightchild: Shadows of the Time

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Il gruppo di Donetsk, i The Nightchild, si rifà vivo con l’ottavo full length e si dimostra fedele alla linea: ancora un tributo al goth più classico, sicuramente di buona qualità anche se invariabilmente ‘vecchio’ nel suono, comunque preferibile a tanti altri ‘prodotti’ trendy di consistenza molto inferiore. Shadows of the Time contiene dodici brani freschi, ‘immediati’ e di facile presa, un ascolto piacevole per chiunque sia legato al genere e non sia troppo bramoso di novità. L’opener “After Midnight” esordisce con campane, fruscii e scricchiolii ovvero in pieno scenario ‘cimiteriale’ cui l’organo, che ben presto irrompe, si adatta più che bene: non sono che tre minuti strumentali ma fortemente suggestivi. La seguente “Blood” riporta ‘argomentazioni’ più convenzionali, con una bella chitarra energica e aria di gothic rock che il frontman Alexey ‘Nightchild A’ gestisce in totale disinvoltura e anche “Serena” è decisamente un buon pezzo, con una melodia efficace e con una chitarra in gran forma. Poi, bypassata l’oscurità tesa di “Erased Emotions”, giunge “Melancholy”, caratterizzata da un delizioso giro di chitarra, forse uno degli episodi migliori, concepita come una ballata e impreziosita dal canto intenso e vario, in cui spiccano anche sussurri sinistri; malinconica e ‘meditativa’, per quanto tipicamente ‘sanguigna’, la title track, mentre “Vampire of Vienna” opta per sonorità assai più pesanti e la chitarra mostra chiare reminiscenze ‘metalliche’. Ma vale la pena menzionare anche “Bastet”, con echi ‘arabeggianti’ e, delle restanti, soprattutto l’impetuosa quanto mesta “Waiting for the Storm” che conclude con chitarra ‘appassionata’ e canto ricco di pathos un album che scorre piacevolmente senza mai annoiare.

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