Will'o'Wisp: MOT

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Apprezzo la costanza di Paolo Puppo e la sua applicazione totale al progetto Will’o’Wisp, il quale con MOT segna il terzo capitolo dal rientro sulle scene sancito dalla pubblicazione di “Kosmo” del 2012 (del 2015 è invece “Inusto”); rispettata la cadenza triennale, e confermato lo spessore di una proposta che esplora i confini estremi del death metal tecnico e progressivo, sovrastato da una cappa oscura che ne accresce l’arcano fascino. La confezione sontuosa che custodisce il dischetto è ulteriore segno dell’attenzione maniacale posta ad ogni elemento di MOT, ivi compresa la scintillante produzione curata dall’insieme stesso in team con Tommy Talamanca (Nadir Studios). Gli interventi del soprano Benedetta Torre impreziosiscono episodi come “Banquet of eternity”, in bilico fra ferocia controllata e superlativa esibizione di perizia esecutiva, e la conclusiva “MLKM”, eppoi v’è da sottolineare che all’apparato sonoro sottende un impianto narrativo che si abbevera a fonti bibliche (con riferimenti alla distruzione di Sodoma, ai Rephaim, all’epica di Erra, la citata “Banquet…” contiene un estratto recitato all’atto dell’incoronazione di Hammurabi), ed oggetto di attenta ricerca da parte dello stesso Puppo, il quale può leggittimamente andar fiero di questa realizzazione, esempio di lungimiranza e di evoluzione di un percorso artistico che ha pochi eguali. Jacopo Rossi (basso), Oinos (batteria) e Deimos costituiscono con il fondatore un complesso compatto e determinato, ove le singole qualità sono messe al servizio dell’insieme; l’impatto devastante di questi brani (le introduttive “I am pestilence” e “Throne of Mekal”, l’articolata “Descending to Sheol”) lascia trasparire la preparazione del quartetto, lucidamente focalizzato sull’obiettivo finale, rendere cioè MOT un disco fruibile, costituito da canzoni che, pur arrichite da elementi diversi e pure estranei al genere (vengono utilizzati strumenti quali arpa, viola, flauto, suonati da uno stuolo di collaboratori), mantengono alta la tensione macomunque mai a livello insostenibile. L’agghiacciante “Hall of dead kings” è una vera e propria suite concentrata in due minuti; la durata complessiva ridotta (poco più di mezz’ora totale) costituisce ulteriore conferma della qualità di MOT. Cinque lustri di crescita esponenziale.

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