Ain Soph: Finis Gloriæ Mundi

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Ritornano i leggendari Ain Soph con un nuovo, atteso disco, intitolato Finis Gloriæ Mundi: si tratta dell’atto finale di una trilogia consacrata allla decadenza del mondo moderno iniziata con Aurora nel 1992. Quest’ultimo rappresentò – per gli Ain Soph – un cambiamento sia musicale sia filosofico: dalla magia rituale di I, II e III, Ars Regia e da un disco già diverso e maturo come “Kshatryia” – dove già si intravedeva una “filosofia dell’azione” – si passò alla forma canzone e un approccio che metteva in primo piano “l’etica”. In “Aurora”, in cui campeggiava in copertina un ritratto di Julius Evola, si evocava il mondo della Tradizione. Nel 2002 usciva Oktober, il secondo atto che si concentrava sul mondo dell’antitradizione rappresentato dal comunismo. Il titolo “Finis Gloriæ Mundi” si riferisce a un libro attribuito all’alchimista Fulcanelli, quello de Il mistero delle cattedrali. Gli Ain Soph prendono spunto da questo testo e si concentrano sull’abisso morale e materiale in cui sono decadute le civiltà e le tradizioni nel mondo attuale: ne emerge  una visione apocalittica e pessimista della realtà in cui sembra esserci solo spazio per l’oscurità. La prima traccia “Vanità” è un trascinante mantra rock psichedelico orientaleggiante che deve sicuramente qualcosa ai Velvet Underground. La successiva “Ombre nel silenzio” inizia in maniera sperimentale per poi diventare una classica ballata folk in cui viene recitato un testo di Pasolini. “Figli di nessuno” è una sorta di cabaret apocalittico che potrebbe essere suonato in qualche locale fumoso in un prossimo futuro decadente. In “Gos At Home” troviamo invece come ospite alla voce Annabel Moynihan dei Blood Axis che recita uno scritto di Meister Eckart, famoso teologo e religioso tedesco mentre “Screams Form The Abyss” è una danza elettronica futurista in cui si ripete l’ossessivo ritornello di “Nothing Is True, Only Roxy Music in Ipad”. La conclusiva “L’Angelo sterminatore” è una sorta di ritorno alla musica rituale delle origini in cui si cita Bunuel e si recuperano la Tradizione cristiana e la Sacra Bibbia. C’è spazio anche per una orrorifica ghost-track che sembra uscire da uno dei primi lavori del gruppo. Finis Gloriæ Mundi è un altro tassello fondamentale dell’epopea degli Ain Soph che si confermano come una delle realtà più incisive della scena oscura italiana. Disponibile presso il sito della Old Europa Cafe’ al seguente link: http://www.oldeuropacafe.com/catalog.

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