Blaine L.Reininger: The Blue Sleep

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Esce quest’anno il nuovo album in studio del mitico Blaine L.Reininger, The Blue Sleep. Le dieci tracce del disco, realizzate in Grecia nel corso del 2017 e mixate ad Atene dal produttore Coti K, sono in linea con l’attitudine sperimentale e anticonformista di Blaine, così come lo conosciamo dal suo ruolo imprescindibile all’interno dei Tuxedomoon, di cui abbiamo già avuto occasione di dire: sonorità rigorosamente non convenzionali, dove nessun abbinamento è considerato troppo ardito, comunque gestite con l’abilità e l’estro di un musicista che, letteralmente, suona da Dio qualsiasi strumento gli capiti fra le mani… Tutte le caratteristiche che hanno reso così grandi i Tuxedomoon sono indicativamente presenti anche in The Blue Sleep, ove però, come si può intuire, dominano la sensibilità e le modalità espressive del suo autore, che si manifestano, per esempio, nel costante uso delle basi elettroniche insieme alle note del violino, sempre emozionanti e incisive; nell’album si alternano, comunque, brani strumentali di ampio respiro ad altri cantati con intensità dalla sua voce inconfondibile. La prima traccia è “Public Transformation”, una di quelle strumentali e dal mood più ‘atmosferico’, nella quale un combinarsi di poche, ricorrenti note di chitarra con suoni elettronici e il bellissimo violino creano una suggestione straordinaria. Poi c’è un cambio di scenario e la title track dilaga con briose ed eleganti sonorità pop che la fantasia del violino e la forza della voce rendono assai singolari, mentre “Lost Ballroom” – una delle tre, insieme a “Jacob’s Ladder” e “Odi et Amo” che sono state scritte per una rappresentazione teatrale del Caligula, l’opera di Albert Camus – introduce un curioso clima arabeggiante, lasciandolo poi fluire in un inatteso contesto ‘rock’; la bella “We’re Tearing Out” fa venire in mente i Tuxedomoon. Ma non mancano i ‘divertissement’, come la successiva “Dry Food” che Blaine, senza alcuna leziosità, può dedicare al gatto, facendogli dono di un basso e un piano incantevoli e, se “Camminando Qui” è una concessione al più sperimentale e sfrenato intrico di suoni, la strumentale “Jacob’s Ladder” è un’accorata e struggente visione poetica un po’ nello stile di “Music Number Two” di The Ghost Sonata e “The Dull Sea” emoziona con sonorità solenni e spoken word ricco di pathos. Infine “Molecular Landscape” ci regala un’inedita incursione nell’ambient più cerebrale e “Odi et Amo”, invece, il cui tema si evidenzia fin dal titolo, è caratterizzata da una toccante quanto ‘virile’malinconia . Conclusione? Il tempo trascorre ma la classe non passa… Chapeau, Mr Reininger!

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