Fading Rain: Let silence begin

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Sette brani ascrivibili al filone più battagliero del gothic-rock, quello che vede i nostri Burning Gates indiscussi campioni, uno (“Until the new sun”) ammantato di glassa pop anni ottanta, quella di Lotus Eaters e simili (ah!, i pomeriggi davanti alla televisione, i tempi di Videomusic…), l’ultimo cantato in italiano, e non classifichiamolo come esperimento, recheremmo un torto al gruppo ed alla canzone che è davvero bella e riuscita. Poi leggendo la bio si chiarisce quale è il proposito nobilissimo che ha portato alla realizzazione di Let silence begin, omaggio ad un amico che non c’è più. Ed allora si accantona lo spirito critico, ché non ha adoprarlo ancora. Esordienti nel 2015 con il mini “Winter ballads”, pubblicato via Mislealia Records e da noi analizzato, i quattro pugliesi compilano una raccolta di brani che aderiscono ad un ideale sonoro che pochi ancora perpetrano, quello del goth più ruvido, come evidenziato in apertura il modello è quello dei BG, o dei Der Himmel Uber Berlin più carichi. Sonorità scarne e cantato epico, figura centrale quella di Pierpaolo Romanelli che è mancato, abbandonando i suoi compagni al dolore ed al dubbio. Proseguire con una nuova voce ovvero cessare ogni attività? Ascoltando “Cut the silence” colle sue belle chitarre e quel basso figlio di un’epoca trascolorata solo sul calendario ma non nel cuore, con quella batteria che scandisce un ritmo marziale, secco, “Side by side” (l’enfasi degli U2 dei primi tre dischi) o la cogitabonda e solenne “Crystal tears” (con echi lontani di Joy Division) d’impeto vorremmo che i Fading Rain proseguano lungo il cammino intrapreso, ma non spetta certo a noi l’onere di tale scelta. Ancora una testimonianza, l’ennesima, del valore e della competenza dei complessi goth italiani.

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