Geometric Vision: FIRE! FIRE! FIRE!

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Registrato e mixato a Nola (NA) e masterizzato a Torino con la consueta, impeccabile professionalità dal praticamente onnipresente Marco Milanesio, FIRE! FIRE! FIRE! è il nuovo album dei Geometric Vision. Divenuti ormai un nome rilevante nella scena musicale che ci interessa, i tre non hanno di certo sprecato il loro tempo e i loro lavori – Dream e Virtual Analog Tears – sono ormai conosciuti a livello internazionale. FIRE! FIRE! FIRE! è stato pubblicato lo scorso aprile: i suoni sono, come sempre, limpidi e freddi, le atmosfere non si discostano da quelle cui i nostri ci hanno abituato fin dal principio e, per molti aspetti, sembrano ritornare alla classica cold wave degli esordi, con visioni ‘geometriche’, sì, ma stavolta pervase soprattutto da malinconia e introspezione. Il mood non potrebbe, del resto, essere diverso, dal momento che, come spiegato dalla stessa band, il tema dominante del disco è la catastrofe, intesa non esclusivamente sul piano spirituale ma ad ogni livello dell’esistenza, come accadde nel caso dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che causò, fra gli altri, il disastro di Pompei e, a tale evento, i nostri fanno esplicito riferimento. Così la title track, che apre l’album, esordisce con chitarra, ritmica vigorosa e il basso straordinario di Gennaro Campanile evocando proprio quel fuoco distruttore cui, tuttavia, il canto di Giordano pare, al contempo, agognare. Subito dopo troviamo il singolo “The Head”, il cui testo, scritto come la maggior parte da Elettra Cuivre, si ricollega, a quanto si è letto, al libro di Carlos Castaneda Gli insegnamenti di Don Juan. Una via Yaqui alla conoscenza: il brano, caratterizzato da un andamento sostenuto, è però dominato da un clima fondamentalmente desolato. “79 D.C.” – ancora basso e chitarra da amare! – appare legata alla tradizione wave in stile Cure, mentre “Kimera” affonda risolutamente nell’oscurità lasciando comunque risaltare il frontman con il pathos del canto; la bellissima, cadenzata “Apocalypse Queen” tratteggia visibilmente – si vorrebbe dire quasi con realismo – lo scenario della catastrofe. E se “Jelly Dream” si fa apprezzare anche – ma non è l’unica ragione! – per la ‘cavernosa’ partecipazione di Volkan Caner dei She Past Away, delle ultime tre tracce vogliamo segnalare soprattutto la conclusiva, sognante “Made of Stone”, forse la più variegata del lotto, poichè abbina al basso tenebroso una chitarra sinuosa e completa il tutto con la voce accattivante e insoliti passaggi ‘atmosferici’ che sembrano schiarire l’orizzonte dal fumo: una chiusura di classe per un disco che non possiamo che definire di classe.

Per informazioni: https://swissdarknights.bandcamp.com/album/fire-fire-fire
Web: https://www.facebook.com/GeometricVision/
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