Holiday Inn: Torbido

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Holiday Inn è un progetto italiano – per essere precisi, scaturito dalla zona est di Roma – voluto da Gabor e Bob Junior, entrambi provenienti da precedenti esperienze ‘sul campo’ ma noti, soprattutto, per la loro attività all’interno del circolo Arci Fanfulla 5A, importante luogo di aggregazione, anche in senso musicale, della capitale. Di recente è uscito il loro debut album, Torbido, contenente nove brani molto elettronici, molto graffianti, molto vicini a un affilato spirito punk che si vorrebbe definire fuori moda se non risultasse, qui, così fresco e stimolante: i colori vagamente psichedelici del sound richiamano alla memoria la grinta dei Suicide, forse ulteriormente ‘pompata’ di rabbia, ma la musica del duo, in verità, ha natura più ‘svagata’ e segue percorsi tutti suoi, facendo comprendere che non vi è ispirazione che non possa essere sfruttata se l’estro chiama. Vediamo l’opener, “She”: un ‘corrosivo’ ma davvero efficace tessuto elettronico fa da sfondo ad uno ‘scomposto’ canto, formando un insieme che sa di ribellione e immediatezza. Poi, dopo il ‘divertissement’ in chiave rock vecchio stile di “Dirty Town”, ecco il sound punk/ipnotico dalle sfumature ‘urticanti’- diciamo che qui i P.I.L. avevano forse spianato la strada – “The closer I get” e, a seguire, “I Don’t Want to Die Alone (I’m Going to Kill You)”, la cover di un pezzo dell’americana Nadia Buyse che gli Holiday Inn rendono decisamente più pungente, praticamente un capolavoro di disarmonia. Troviamo, a questo punto, l’episodio migliore dell’album, “Black Sun”, in cui lo scenario minimale, tratteggiato da pochissime note e da un andamento uniforme e cadenzato, risulta tuttavia cupissimo per non dire lugubre e ben si abbina alle tonalità acide del canto; “Feel Free!”, nata dalla collaborazione con il gruppo D.a.P. si sposta su modalità ripetitive a tinte ‘industriali’. Infine, segnalo “No speaking”, lunga oltre sette minuti, caratterizzata dal ritmo nervoso e da una melodia ‘sbilenca’ quanto suggestiva e la title track, che chiude con ossessivi suoni ‘fischianti’ un disco ‘giovane’, interessante e originale.

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