Louise Lemon: Purge LP

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L’artista svedese pubblica il suo albo di debutto inserendosi con disinvoltura nel solco tracciato da illustri colleghe quali Chelsea Wolfe e Lisa Culbert. Giova l’esperienza di Randall Dunn in cabina di regia, è evidente che fra Svezia e Seattle si è creata una connessione positiva e creativa che esalta l’espressiva vocalità di Louise in episodi quali “Egyptian darkness” (titolo magistrale), “178” e “Let me in”, esempi di musica rarefatta attraversata da brividi dark, la definizione di “death gospel” aderisce sì al costrutto sonoro elaborato dai due. Scarnificazione sì, ma tenendo bene a mente quanto espresso pure da Lana del Rey (“Only meet at night”), la malinconia di fondo che pervade queste otto tracce non deborda mai nel patetico (l’elegia accorata di “Shipwreck” segnata da un pianismo diradato interpreta l’attesa sul molo di un ritorno che non avverrà…), essendo esse corroborate da un sound asciutto sì ma non minimale od astratto, come nella visionaria e sospesa “Thirst”, scossa da impulsi desert-rock. Peccato che le canzoni siano solo otto, Pulse ci abbandona nel cuore della notte polare lasciandoci preda di un penetrante sentimento d’incompiutezza. Deve ancora sbocciare in tutto il suo fulgore Louise Lemon, ne siamo certi.

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