La voce di Laura Marling in primo piano, suoni che fanno da sottofondo, pronti ad emergere a sostegno del canto.

 

Il progetto LUMP è stato avviato mesi or sono, finalmente giunge a naturale compimento il primo passo, la pubblicazione dell’omonimo esordio. Un disco caratterizzato da rumori, da note centellinate, da parole che scivolano come gocce di pioggia sul vetro incrostato dopo un’estate siccitosa che ha depositato polvere in ogni dove. Poi “Rolling thunder” ci fa alzare la testa, levare lo sguardo come alla ricerca di qualcosa che fluttua nell’aria. Kate Bush? Una delle coordinate di LUMP; le altre sono trascritte di fretta su d’un foglietto lasciato lì quasi per caso sul comodino, ma che è utile leggere con attenzione per meglio compenetrare l’essenza di un disco che “suona” molto più che un semplice svago fra amici in cerca di distrazioni. Così nell’apparente leggerezza pop del singolo “Curse of the contemporary” la Marling si pone al centro del palco con autorità; uno degli episodi meglio congegnati di LUMP, ma con “Hand hold hero” si torna alla de-strutturazione, eppoi quelle tastiere che sanno di disco anni settanta… Quello che conta è però il contenuto, garantisce Mike Lindsay che fornisce la materia sonora, come il senso di sospensione che si stempera nella filastrocca di “May I be the light”, ecco la stupefazione del fanciullo che è in noi mostrarsi in tutto il suo candore, dinanzi ad un fatto inatteso. “Shake your shelter” è una bella canzone che ci fa rilevare tracce del Sylvian solista a passeggio tra il verde del Vermont e, tanto per non buttare via nulla di questo lavoro che si colloca a metà tra EP ed LP (contando sette tracce), ecco “LUMP in a product (credits)” che spariglia le carte proprio in chiusura, si approfitta dei “credits” per assemblare una canzone che, credetemi, funziona benissimo!