Cataldo Dino Meo: Vandalica

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Cataldo Dino Meo, il poeta milanese del quale avevamo avuto modo di apprezzare il bel Nihil, ha di recente messo in circolazione il volume di componimenti Vandalica. Artista particolare, sdegnoso dei compromessi e incurante della fama, uomo enigmatico e, forse, anche un po’ narcisista – ma quale artista talentuoso non è innamorato di se stesso almeno un po’? – Cataldo Dino Meo scrive da anni poesia per pochi, colta e intransigente, a volte di contenuto sociale, a volte introspettiva, sempre però pervasa di un pessimismo ‘virile’ e drammatico, e spesso abbinata a creazioni video, in genere curate dal fratello Antonio, realizzate in un linguaggio vigoroso e incisivo. I temi maggiormente toccati sono la relazione fra l’umanità e il mondo che la circonda di cui il nostro, sulla scia di uno dei suoi dichiarati ‘numi tutelari’, Emil M. Cioran, ha una visione il più negativa possibile, e il significato della nostra stessa vita, considerata non soltanto vana ma addirittura un peso da portare con sofferenza, quanto meno per colui che abbia consapevolezza della perniciosità dell’essere e viva il disagio di trovarsi in un contesto ‘malefico’, costretto ad una posizione di totale estraneità: “Ho un solo modo per scongiurare/imbarazzanti complicità, vivere da disadattato”, oppure: “Mi sono gettato in pasto alla follia/quando ho accettato di vivere/con me stesso, cerebro-collassato,/raptus estorsivo, scisma fecondo,/sbocco di sangue infingardo.” Impossibile integrarsi in un ambito dominato, per esempio, da “Squadristi di Dio”: “Progressisti e conservatori,/ottenebrati negli obitori/contigui del consenso residuale”; una categoria trasversale di cui l’umanità sembra non potersi privare: “quando si tratta di illusioni gli/umani non badano a spese,/non si risparmiano: non sanno/contenersi, danno tutto quanto/ è nelle loro impossibilità”. Sfatare i miti e trattarli con ‘irriverenza’ è un’attitudine ricorrente in questi versi: “Detto chiaramente: Chuck Berry è più/grande di Che Guevara” e anche i giudizi sull’arte sono spesso ‘tranchant’, come accade parlando di un ‘predecessore’: “Scrittori del brand Beat Generation/ ispirati dall’ubriacone integralista/cattolico Kerouac, che odiava gli hippy”, benchè scorrendo le pagine, di frequente accada di ritrovarvi proprio lo spirito di quei poeti. In qualche occasione compaiono intriganti figure femminili (“Emily”) nei confronti delle quali, tuttavia, il nostro confessa un’“Indole sgualdrina” e, nel celebrare la loro superiorità (“Ipazia”), ammette di non poter garantire fedeltà ad alcuna: “Dire ti amo a una sola donna è un/crimine che non ho mai voluto/commettere, perchè non sono poi così/spietato da fare torto a tutte le altre”. Fra i più toccanti, i versi dedicati a certi personaggi che – lo si comprende chiaramente – rappresentano riferimenti importanti, come “Caravaggio” o Giacomo Leopardi (‘Nella biblioteca a Recanati si sviluppa/deforme, d’aspetto dispregevolissimo,/non si lava per non scorgere, seppure/nella penombra, il corpo spaventevole,/alto 1 metro e 41 centimetri”), mentre altrove abbondano i richiami alla cultura classica, per Cataldo Dino Meo ben più che una conoscenza scolastica.
Ma lo scopo della sua scrittura, alla fine, è il poeta stesso a spiegarlo con chiarezza e nel modo più affascinante: “Scrivere sia atto terroristico, sabotaggio/luddista, posto di blocco che dissuada/ogni centralità umana, sotterfugio/opprimente in spregio alla mente logica … la scrittura sia sostanza caustica,/clamorosa rovina, ricovero/neuropsichiatrico, fucilazione alla/schiena, giostra di morte per pendagli da forca…”. Vandalica è, a mio avviso, esattamente questo e, come poche altre opere di pura poesia, riesce a coinvolgere e a sorprendere, pur utilizzando un linguaggio non sempre accessibile. Chi avesse voglia di approfondire la conoscenza di questi versi e di immergersi nell’oscurissimo mondo di Vandalica, magari abbinandovi la visione dei video elencati in fondo al volume, troverà qui le informazioni necessarie o direttamente alla pagina Facebook di Cataldo Dino Meo.

Cataldo Dino Meo

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