In Good Faith: Trinity

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Band tedesca in attività fin dai tardi anni ’90, In Good Faith pubblica quest’anno l’album Trinity. La formula espressiva scelta da Kai Németh, Marc Näder e Lars Isensee – questi i nomi degli attuali componenti del gruppo – è un synthpop robusto quanto disimpegnato, legato ai modelli abituali del genere ma che, spesso, fa un po’ rimpiangere gli originali e, per quanto si possa ammettere che vi si trovino, qua e là, momenti godibili e non banali, si tratta, per la maggior parte, di brani adatti a feste o discoteche. L’opener “The Pick-Up Artist”, benchè l’esordio ‘sintetico’ sia promettente, non può definirsi che una simpatica canzonetta dalla melodia che, in verità, sa di già sentito. Le sonorità più decise di “Explore” fanno, per vari aspetti, pensare ai Depeche Mode mentre “Licht”, con le note di piano all’inizio, tenta la carta del pathos romantico che si manifesta anche nello scenario a tinte drammatiche che pervade l’intero brano: non malaccio ma certo non entusiasmante. In sostanza, le tracce di rilievo, oltre alla spumeggiante “Choose Your Way”, sono “Shadows”, in particolare nel remix a cura degli spagnoli Terrolokaust che ne accentuano il carattere ‘electro’ donando sfumature ‘toste’ e sfrondando i passaggi più mielosi e, subito dopo, “I’ve Lost Control”, grazioso pezzo ballabile dall’andamento frizzante. “Aberration” ripropone poi il mood drammatico senza emozionare più di tanto, nonostante l’inatteso finale e la cover di “Love Will Tear Us Apart”, collocata assai poco diplomaticamente in chiusura, sembra più che altro, un’offesa alla memoria e ci lascia di cattivo umore e a chiederci perchè.

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