Lordi: Sexorcism

0
Condividi:

Discografia che non conosce pause e carriera che taglia i cinque lustri di attività, nel nome di un impianto compositivo sempre più conservativo, mantenendo ben in evidenza umorismo (scurissimo) e voglia di scherzarci su. I Lordi appartengono di diritto ormai ad una lista ristretta di band, pochi nomi per i quali vale la pena lasciar perdere l’eccessivo approfondimento critico. Indispensabile appunto valutare la componente ironica, il fattore longevità deve essere poi ben soppesato. La formula è sempre quella, con variazioni appena percettibili apportate ad un tema divenuto classico. Con brani in carniere come “Your tongue’s got the cat” (!), non per nulla scelto come singolo “apripista”, fallire è pressoché impossibile, se solo li ripresentassero all’Eurovision Song Contest, sai che macello! Canzone esemplare, coralità accentuata in un tripudio di tastiere appena appena horrorifiche, chitarra e sezione ritmica di peso, poi è l’interprete a fare la differenza. Poi con “Romeo ate Juliet” il canovaccio si fa più spesso, mentre “Naked in my cellar” si mostra appena più strutturata del solito, pronta ad esplodere nell’anthem che dai finnici ti aspetti. Il loro pubblico vuole proprio questo, immediatezza, spettacolo, cori pronti a levarsi al cielo. Non si respira zolfo (a quello ci pensa King Diamond) bensì odore pungente di frattaglie, e se proprio si vuole suscitare qualche blanda protesta ecco “Polterchrist” ad accontentare il critico, ma ci credete davvero? Non si sfugge alla regola dell’intermezzo “SCG9”, posto nel bel mezzo della scaletta, a spezzarla in due ed ad introdurre uno degli episodi di punta, la cadenzata “Slashion model girls”, sentitelo come canta sorretto da una band che lo segue e lo asseconda. Questo è il segreto di Mr. Lordi, il capo è lui, ma tutti sono indispensabili e nessuno è un comprimario. Le tastiere di Hella fanno da collante, Mana è uno skin-beater che non si limita a picchiare insensatamente, OX ricama trame di basso impeccabili, Amen è chitarrista pronto a sfoggiare argomentazioni classic-metal, assoli imperiosi ma pure a sorreggere il costrutto sonoro, quando l’ambientazione lo richiede. Perché qui non si tratta di far sfoggio di talenti e di ego, vale il collettivo. Sexorcism si chiude con “Haunting season”, dopo undici capitoli (più la citata “SCG9”) senza pause d’ispirazione né cali di tensione, i Lordi si congedano con l’ennesimo grande inno composto apposta per coinvolgere un pubblico fedele che va rispettato, non lasciando nulla al caso ed evitando di ricorrere ai riempitivi. I Lordi non si risparmiano, mai!

Per informazioni: http://www.audioglobe.it
Web: http://www.lordi.org
TagsLordi
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.