Monica Richards, Anthony Jones: Syzygy

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Un’operazione inedita e forse anche un po’ rischiosa, ma comunque di grande interesse, quella realizzata dalla ‘musa’ Monica Richards e dal musicista californiano Anthony Jones con l’Ep da poco uscito Syzygy. I due che, fino ad oggi, non avevano mai lavorato insieme e, anzi, sono legati a generi differenti, hanno scelto di collaborare fondendo, in pratica, loro pezzi per crearne di nuovi, con una tecnica che non saprei davvero descrivere ma si è rivelata valida: un divertissement che poteva non portare a niente se il risultato non fosse stato talmente positivo da indurli, non solo a presentarlo live, di recente anche al Wave Gotik Treffen, ma a concretizzarlo in questo disco. Syzygy, del resto, è un termine che, a quanto si è letto, indicherebbe l’unione di contrari in un unico e avrebbe anche un valore esoterico: ecco il senso, dunque, di farne il titolo dell’Ep che contiene sei brani di forte suggestione, a mio parere influenzati in molta parte dalla personalità della Richards, figura assai nota e da tanto tempo nella scena ‘gotica’; tuttavia Jones che, tra l’altro, è un discreto vocalist, mostra di cavarsela con abilità nell’eterogeneo, oscuro mondo della più illustre collega. L’atmosfera della prima, bellissima traccia, per esempio, “Dominion of the Furies” appare decisamente rituale, con percussioni dal sapore tribale e straordinarie quanto inquietanti combinazioni vocali, il tutto accompagnato da sonorità di impronta ‘etnica’ di grande efficacia. Poi, “The Mighty Vikings” che, a quel che risulta, deriverebbe dalla fusione di “The Mighty”, brano dell’album Naiades con “We’re the Vikings, Remember?” dal lavoro di Jones Guardian of the Wolf, abbina un intenso spoken word a imponenti suoni elettronici e, poco dopo, alla solennità di piano, cori e ritmica cadenzata fino alla ricca, suggestiva chiusa con il seducente canto della Richards. La seguente “The Siren’s Lament”, uno degli episodi migliori, si pregia di un arrangiamento assai variegato, una densa e ‘molteplice’ tessitura elettronica e una parte vocale di grandissimo fascino e “Vervain as My Guide” vede i due cantare insieme in uno splendido contesto da folk nordico; questo stesso contesto, in “Temple of Branwen”, si arricchisce di sfumature spirituali vagamente misticheggianti fino ad approdare allo stile da folk-ballata della seconda parte. Infine “A Good Offering” conclude con suoni malinconici e una melodia davvero bella un disco che non posso che consigliare.

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