The Eden House: Live in session

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Inizialmente concepito per il Records Store Day 2018, Live in session è ora disponibile da catalogo, come lasciarsi sfuggire questa ghiotta occasione? Due facciate del vinile equamente divise in tre brani ciascuna, tratti da registrazioni di studio risalenti per quanto riguarda il lato A alle sessioni di “Smoke and mirrors” (anno 2009), mentre quello B è occupato da “Words and deeds”, “Second skin” e “The ardent tide” le quali erano incastonate nella scaletta del recente “Songs for the broken ones”. La portata del progetto che vede in Stephen Carey, Tony Pettitt e Simon Rippin i promotori è acclarata e valutabile in tutto il suo spessore, il “blend” di gothic rock ed ethereal, con sfumature psychedeliche ad ombreggiarne le trame, ha rinnovato la frusta formula del “brit-goth” conducendo il genere fuori dalle remore dell’autocelebrazione che costituisce una pastoia soffocante. Circondarsi via via di talenti (come i colleghi Manzanera e Hinkler) chiamati a far parte del complesso come parte integrante dello stesso e non come semplici collaboratori, l’uso accorto del violino dell’esperto Bob Loveday, l’alternarsi di voci femminili ce-le-stia-li che si adattano perfettamente all’umore di ogni singolo episodio che l’Artista viene chiamata ad interpretare, sono solo alcuni, i più evidenti forse, elementi di una formula che ad ogni nuova pubblicazione si perfeziona. E se nessuno dei presenti brani è inedito (per completezza, sulla prima facciata trovano spazio “Gods pride”, “Reach out” e “Sin”), Live in session assume il portamento di uscita essenziale al pari di quelle “ufficiali”, tanta è la magniloquenza con pieno diritto ostentata da un insieme che esegue magistralmente partiture d’una raffinatezza unica oggidì. Ascoltare la voce della Richards librarsi leggiera fino a raggiungere vette di lirismo per tante altre irraggiungibili, ed apprezzare la profondità e lo stile di Evi Vine, Meg Pettitt, Louise Crane (già nei Solemn Novena) ed Amandine Ferrari, cinque interpreti dalle doti intatte raccolte sotto un’unica egida, induce a quella soddisfazione intima che solo le grandi opere offrono. E non banalizziamo che in fondo trattasi “semplicemente” di musica, a questi livelli essa è Arte. Ribadisco sempre più convinto: Adult Oriented Goth!

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