House Of Tarts: H.O.T.

0
Condividi:

Veneziane di adozione, Laura Martelli e Valentina Salvatori – le House Of Tarts – sono riuscite ad attirare l’attenzione confezionando un album – il primo – ricco di fantasia e sensibilità. H.O.T., il lavoro in questione, uscito da pochissimo, ha ribaltato le idee correnti circa i canoni dominanti nella musica di derivazione new wave – soprattutto quella italiana che, talvolta, sembra la meno ‘audace’ e la più legata a ‘dettati’ del passato – dimostrando che un’ispirazione feconda e la volontà di esprimere liberamente se stessi possono essere più che sufficienti a eludere la convenzionalità, dando vita a forme originali e interessanti. L’opener “Bloodriver”, uno degli episodi più belli, ha un andamento cadenzato, risuona di echi antichi ed è inoltre pervasa di una sensualità decadente che emoziona. Subito dopo, “The Yellow line”, lasciata ogni delicatezza, ci insegna che le ragazze sanno come usare il basso e che, fra i loro ascolti, devono esserci stati vari classici del (post)punk e, forse, anche le Savages mentre la stupenda “Glimmering beauty” ci apre un ampio cielo immateriale colmo di estrose note elettroniche e dominato da una voce nostalgica; “A day as Anubi” si cimenta vittoriosamente con il dark cabaret destreggiandosi fra suoni rétro e ‘ammiccamenti’ vagamente umoristici. Ancora sonorità rétro nella successiva “UpJohn50” che, però, risulta più libera e sperimentale, con l’introduzione di inediti rumorismi mentre il canto di Martelli pare seguire uno schema tutto suo; “The Haze Man”, languida e leminimale, si regge su poche note e una splendida voce, testimoniando di capacità non indifferenti. Infine, impossibile ignorare “My Lullaby”, particolare, inquietante e ricca di effetti elettronici insoliti e curiosamente abbinati, con passaggi sognanti ma anche un po’ sinistri, mentre la conclusiva “Felony”, episodio fra i più tetri, chiude l’album riprendendo elementi wave per collocarli in uno scenario nuovo e affascinante: prova definitiva, se finora non fosse chiaro, del talento di queste due giovani esordienti che ci hanno sorpreso regalandoci un disco certamente non troppo omogeneo – ma è realmente un difetto? – tuttavia bello, interessante, intelligente.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.