Preoccupations: New Material

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Non ha destato l’entusiasmo del primo album Preoccupations, questo New Material, rilasciato nel 2018 dai Preoccupations, ex Viet Cong, che quindi lasciano provvisoriamente il ‘podio’ occupato nel 2017 per ritrovarsi alle prese con un’ispirazione che sembra statica e palesemente legata a modelli del passato. Non che l’impronta postpunk guasti, per carità, ma l’aura malinconica e pacata che pervade oggi i brani di New Material appare un po’ sbiadita e priva di quel carattere incisivo che sapeva coinvolgere e trascinare. Il lavoro non è comunque privo di momenti suggestivi e non è detto che questa scelta meditativa e contenuta deluda tutti: Flegel conserva peraltro il suo ‘ascendente’ per quanto il suo canto appaia qua e là ‘impigrito’ e manchi del mordente cui ci aveva abituato. L’opener “Espionage”, uno degli episodi più intensi e caratterizzato da una ritmica strepitosa, mostra, nell’energica, esplosiva tensione il ritrovato, inscindibile legame con il postpunk delle origini. La sucessiva “Decompose” attesta invece la nuova ricerca di una melodia personale intrisa di sonorità lievi ed oniriche, mentre “Disarray” sembra una concessione a certi Cure e alla loro svagata, evocativa malinconia; “Manipulation” si serve di un’impostazione più cadenzata per riproporre una visione fortemente tirata e irrequieta, in contrasto con le tonalità flemmatiche del canto. Giunge, poi, “Antidote”, altro episodio di rilievo, melodico ma con andamento sostenuto e suoni vagamente ‘vintage’ e, subito dopo, si apprezza “Solace”, con le note di un’insolita, cristallina chitarra su una struttura solida e vigorosa. Infine le cupe tastiere ‘cureiane’ di “Doubt” e l’atmosfera oscura della strumentale “Compliance” concludono in modo sufficientemente gradevole un disco valido ma non emozionante, dal quale ci saremmo forse aspettati qualcosa di più.

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