Astari Nite: Midnight conversations

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Miami non solletica certo fantasie “goth” (non confondiamo però la città “vecchia” con la godereccia Miami Beach), ma vestendo i panni dei grave-diggers qualcosa scavando viene alla luce. E’ il caso degli Astari Nite, quintetto che ha nella espressiva vocalità di Mychael Ghost (evocante a tratti il Marc Almond più maturo) il suo tratto saliente. Nove tracce di post/punk/goth di buona fattura, con l’opener “Sunday Queen”, “Divination” e “Rosary society” ad issare il vessillo dello U.S.-goth inframmezzati da episodi più meditati come la ben articolata “The witching hour” che si distende languidamente su d’un tappeto iridescente che tanto deve al songwriting degli Associates in termini di ispirazione. Non dei novellini, i floridiani, considerando che il loro carniere custodisce altre pubblicazioni generalmente ben accolte dalla “critica” americana, come “Stereo waltz”, “Until the end of the moon” e “Dreams of majesty EP”, oltre ad una serie corposa di singoli, e certamente hanno fatto tesoro della esperienza accumulata in dieci anni di carriera, generando un interessante blend sonoro che tiene in debita considerazione l’elemento pop, fondante di tutte le nove tracce che compongono Midnight conversations. Deliziosi intarsi chitarristici che s’intersecano con linee delicate di tastiere, il santino dei The Cure stretto tra le mani, il commiato glorioso di “Love sick” a pungolare la nostra sensibilità. Per il sottoscritto, da sempre attratto da quanto proveniente da oltreoceano, una piacevole sorpresa che auspico di condividere con tutti coloro che non si limitano a giacere nella sempiterna nostalgia d’un passato che è ormai tramontato.

 

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