Loyal Brothers: Loyal brothers

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Giungono forze fresche da Albione, questo trio di Basildon (riferimento che vi prego di segnare con cura) esibisce quella sfrontatezza che si richiede a chi frequenta l’alternative-rock e che non vuole rimanere impaniato tra la massa di chi all’ampia accezione del genere ricorre per comodo o per ignavia. Spruzzate di new-wave, elettronica utilizzata senza spilorceria (“Just love” con i Simple Minds di “Empire and dance” di lato) e ben bilanciata con istanze che invocano il sempiterno rock, eppoi tra le tracce s’insinua quella flânerie che giova sempre (“Ghost man”, “Resurrection”). La voce è affidata a Dean Michael Oldfield, un tipo che sa il fatto suo, tanto che l’acronimo del suo nome, D.M.O., indicava il gruppo prima del passaggio all’attuale insegna (con alcuni singoli già in carniere dai quali provengono alcuni dei brani del presente debutto), poi ci sono Jack Hollister alla chitarra ed Alex Bourner alla batteria, i ruoli sono suddivisi alla pari, ognuno dei componenti incide con personalità mostrando una attitudine ben delineata ad intrecciare melodia e struttura mai banale, caratteristica dei dodici episodi che costituiscono la track-list di Loyal brothers. Disco che volge lo sguardo al passato, ma è solidamente ancorato al presente, snello e godibile (“Something of nothing”), anche se piuttosto uniforme nella qualità espositiva (ma questo oggidì è un bene), manca il brano capace di sparigliare le carte, anche se “She lost control” si merita i galloni di primo singolo (con relativo video). La produzione, curata da Wahoomi Corvi con base nel Real Sound Studio di Langhirano (Parma), si mostra efficace, esaltando quelle sfumature che caratterizzano ogni singola canzone, come nella cadenzata “Rebel” e nella veloce “Most wanted man”, le quali coniugano suoni britannici a quelli più corposi di radice americana (The Strokes?). Ah!, dimenticavo, il cantante (oltre ad un cognome pesante, ma non fatevi fuorviare) vanta parentele illustri, uno zio milita infatti in un insieme piuttosto noto, e non solo a noi (tirate fuori l’appunto, Basildon, avete capito, dai!) che frequentiamo “certi ambienti”, ma non li ho citati perché l’effetto “influenze” provoca in me un certo, fastidiosissimo prudore. Se vi incuriosisce il titolo dell’ultimo pezzo, sappiate che trattasi delle iniziali della fu nonna di Dean. Che sagoma, eh?

Per informazioni: http://www.epictronic.com
Web: http://www. loyalbrothersofficial.com
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