Reutoff feat. Deutsch Nepal ‎: Eating The Dust

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Eating The Dust è il recente album di due ‘entità’ – lo svedese Peter Andersson, aka Deutsch Nepal e l’act russo Reutoff, costituito da WoWa BT e Arnold pR – che, dopo uno split uscito nel 2009, si sono cimentate in un’opera in comune. Il risultato del lungo lavoro che sarebbe durato, a quanto si legge, ben dieci anni, è sicuramente di grande interesse: una musica situata in area ambient ma improntata all’eclettismo e alla sperimentazione, visibilmente influenzata dal krautrock cui deve molti scenari ‘cosmici’ ed atmosfere ‘spaziali’, dai colori rigorosamente oscuri, anche se non mancano momenti melodici più accessibili e accattivanti. Il duo Reutoff è, per altro, già noto ad alcuni per le sue collaborazioni con Der Blutharsch e Troum. L’album contiene undici brani che, pur non suscitando alcuna noia, sono tutti di durata ed impegno notevoli. Lo si rileva subito, nell’opener “Freedom as an Island”, con il suo esordio ‘futuribile’ che, nel corso di oltre nove minuti di lunghezza, tratteggia, uno dopo l’altro, svariati cupissimi paesaggi ‘atmosferici’ e li ‘guarnisce’ di ritmiche tribali su cui spicca la bella, peculiare voce dello svedese. La seguente, tristissima “Amphibian Shadow” è caratterizzata da un andamento uniforme ed ipnotico, mentre il canto doloroso sembra provenire da un mondo in decadenza; la strumentale “Vertex Insolitus Tenebrarum”, con la sua fattura composita, strizza l’occhio agli amanti dell’ambient concedendo il giusto ad una ‘qualità’ melodica che la rende più ‘appetibile’, Poi, la title track mostra una chiara deriva industrial ben assecondata dal canto straniante, che aggiunge inquietanti suggestioni, mentre la superdepressa “Terrible Place” trasmette solo uno spleen perverso, quasi crudele, con ritmo assillante e un clima totalmente funebre; subito dopo, “Flame”, episodio splendido, ci offre un inizio sinistro da classico dell’orrore che confluisce poi in un contesto vigoroso quanto disperato. Infine, ecco la lugubre visione ambient di “ The Sleeping Beholder”, animata da angoscianti echi, e, per ultima, l’impetuosa densità di “Alcohology (Methanol Rework)”, brano di Deutsch Nepal qui reso assai più ‘abrasivo’, che conclude con un momento di autentica malvagità un disco davvero bello.

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