Still Corners: Slow air

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Una voce dolcissima, quella di Tessa Murray, una serie di tarsie sonore “dreamy” che s’incastrano perfettamente tra loro, componendo un’operina magistralmente orchestrata da Greg Hughes. Non che contenga alcunché di miracoloso, Slow air, quarta uscita della coppia londinese, che si è trovata a suo evidente agio in quel di Austin, ove il disco è stato registrato. Ma quella porzione del solatio Texas un qualcosa di particolare lo possiede, lo percepisci già arrivandoci. Così da “In the middle of the night” (che tiene fede al titolo), passando per la deliziosa e melancolica “Sad movies” e giungendo infine alla strumentale “Long goodbyes” che chiude la track-list (dieci brani totali, durata perfetta) si scivola tra le pieghe del sentimento, con la Murray che agisce direttamente sulle nostre emozioni, come una Lana Del Rey il confronto (di stile e di interpretazione) con la quale è inevitabile, ma è utile a tratteggiare più dettagliatamente un quadro ove prevalgono le tinte pastello utilizzate con sapienza da Hughes (la chitarra di “The message” profuma di west-coast e di passeggiate sul bagnasciuga compiute al mattino prima che il sole sorga). I due interagiscono con delicata fermezza, evitando con cura di cadere nell’errore, la leziosità è infatti dietro l’angolo pronta ad apparir quando meno te l’aspetti; ma non si pone nemmeno il dubbio, i due possiedono un bagaglio di esperienza al quale sanno ricorrere quando serve (“Welcome to slow air”). Come in “Black lagoon” ove emerge un riferimento ad una hit degli anni ottanta alla quale chi quell’età la vissuta non potrà non riferirsi, ma è una minuzia, ve l’assicuro, che al contrario di quanto potrebbe apparire rende Slow air ancora più intrigante. Altro episodio da segnalare è “Fade out”, due minuti e mezzo scarsi ove Tessa e Greg paiono giocare, e divertirsi assai, con la composizione, puro diletto per loro; la successiva “The photograph” (che con la citata “Black lagoon” si è meritata i galloni di singolo) gode di un impianto orchestrale inserito nella sua linearità, e non è un paradosso. Slow air si ascolta con piacere, quello della bella musica che oggidì troppe volte viene ripudiata in favore di pubblicazioni indecenti. Ad ogni ascolto mantiene intatta la sua intima essenza, accuratamente coltivata dai suoi Autori, d’altronde calligrafia è un dono, guai a non approfittarne!

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