“Girl” di Lukas Dhont: volli, fortissimamente volli

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Dopo Dolan ecco Lukas Dhont, altro regista ‘ragazzino’ – anno di nascita 1991! – che nonostante le limitate esperienze professionali – e comunque Girl è già il suo terzo film – si è lasciato alle spalle svariati colleghi più maturi e concorrerà per il Belgio ai prossimi Oscar. Una scelta del tutto condivisibile, perchè Girl è una pellicola da vedere assolutamente.
Opere sulla tematica transgender cominciano a vedersi ormai di frequente al cinema: solo in tempi recenti, per esempio, abbiamo avuto il rinomato The Danish girl e l’altrettanto bello Una donna fantastica del regista cileno Sebastian Lelio. Ma l’operazione realizzata da Dhont va oltre, poichè intreccia quella problematica con altri argomenti ugualmente impegnativi, come il disagio adolescenziale, la diversità e via dicendo, creando una struttura narrativa semplicissima in sè ma densissima in ogni singola scena. La storia di una sedicenne particolare, per la quale la felicità è un lontano miraggio e raggiungerlo costa tanta, anzi tantissima fatica.
Che l’adolescenza sia una fase complessa dell’esistenza umana, porti spesso traumi e sofferenza, è cosa nota e non è certo un’idea di Dhont. Ma se la difficoltà si aggiunge alla condizione decisamente sui generis di qualcuno che non sente come proprio il corpo in cui è nato, che non lo riconosce e non lo ama e anela disperatamente ad una vita e ad un aspetto fisico differenti, allora è chiaro che la situazione diviene quasi insostenibile. Così incontriamo Lara: Victor all’anagrafe ma, all’apparenza, una ragazzina in tutto e per tutto simile a tante sue coetanee, Lara dalla mattina alla sera, con la tutina per danzare, a scuola e in compagnia… ma non sotto la doccia o dal medico. Lara non vuole essere Victor ma la trasformazione non è una passeggiata: per questo è seguita, oltre che da un padre amoroso e comprensivo, da un team di medici e psicologi, tutti al lavoro per prepararla all’agognato intervento che farà di lei una donna da ogni punto di vista; però la strada è lunga e lei è giovane e impaziente. Sorride sempre ma si sente inadeguata e fuori posto, in una parola: non si piace e non riesce ad accettarsi. Con questo peso sull’anima, la protagonista affronta i gravosi corsi di danza che le consentiranno di diventare una ballerina di alto livello: il suo desiderio più grande è dunque anche il suo maggior tormento, in quanto sovrappone a circostanze già molto complicate l’oppressione della fatica e dello stress, l’impegno ad utilizzare il proprio corpo spesso oltre le sue possibilità, spingendolo sempre più avanti, quasi al di là dei limiti dell’umana resistenza. Lara è forte ma di carne, non di acciaio: la sua sofferenza, pur rappresentata con la massima riservatezza, si percepisce chiaramente ed è così ‘trasmessa’ allo spettatore, suscitando un’indescrivibile empatia. Il regista, avendo portato il dramma fino al suo apice, regala comunque alla sua eroina una sorta di happy end che pur risultando un po’ choccante, in qualche modo alleggerisce la tensione e consente al pubblico, dopo tanto dolore, un piccolo sollievo.
La riuscita del personaggio di Lara si deve, oltre che alla sensibilità del suo creatore, anche alla bravura e la delicatezza del giovanissimo interprete, Victor Polster, al suo esordio nel mondo del cinema. Anch’egli ballerino e sedicenne, Polster si rivela più che credibile nell’ossessivo impegno speso per gli esercizi di danza così come nella volontà ostinata – e disperata – con cui la protagonista persegue i suoi scopi, per raggiungere i quali non risparmia alcun sacrificio. Trattandosi in ogni caso di un’adolescente, la forza va di pari passo con la prevedibile fragilità, esprimendosi in una toccante alternanza di stati d’animo che, anche se non fossero connessi alla sua situazione specifica, farebbero di Lara una figura indimenticabile.
L’ultima notazione è di tipo sociale e riguarda l’ambiente in cui Dhont colloca la sua eroina. Lara ha una famiglia che la sostiene incondizionatamente, frequenta la scuola ove è accettata dai compagni e supportata dagli insegnanti, tutti consapevoli delle difficoltà in cui si trova. Il suo non essere di sesso femminile dalla nascita solo in rare occasioni le crea dei problemi e anzi, a volte, sembra che lei abbia esclusivamente in se stessa e nella propria intransigenza il vero nemico… un mondo quasi ideale che non sappiamo quanto sia rispondente alla realtà. Proviamo a pensarci.

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