Hidden Parts: Disco(mfort)

0
Condividi:

Gruppo di Parma attivo dal 2011, gli Hidden Parts devono essere convinti assertori dell’inutilità delle definizioni, e l’unica che usano, riferendosi al proprio lavoro, è ‘Sperimentazione musicale a tutto campo’. In questi giorni esce per Spare Parts Rec, distribuito dalla Goodfellas un’opera molto particolare che rappresenta il punto d’approdo di una storia durata anni: oltre sette, stando a quanto si apprende dalla stessa band. Le dodici tracce di Disco(mfort) sembrano appartenere ad ogni genere e a nessuno e, forse, era esattamente questo l’obiettivo dei nostri, che per tutto il tempo della preparazione dell’album, hanno registrato materiale live in libertà, senza alcuno schema prefissato, sostanzialmente in sessions e improvvisazioni: la musica così prodotta è stata poi ‘ricomposta’ a formare i diversi pezzi ed è sorprendente come, da un’attività di questo tipo, siano potuti nascere dei brani dotati comunque di una loro ‘consistenza’ e che non fanno certo pensare a insiemi di suoni messi lì a caso. Dopo numerosi ascolti, si rivela, ben presente, l’influenza prog, con l’uso di alcuni strumenti tipici di quella tradizione; le atmosfere, nella loro sperimentale varietà, appaiono tuttavia offuscate da un velo di visionaria inquietudine. La parte vocale è stata affidata ad Alex Fornari, noto a molti come vocalist dei gloriosi Pale TV, che ha avuto il compito di improvvisare a sua volta frasi adatte ai differenti contesti musicali: i momenti più riusciti sono stati poi selezionati per la versione definitiva. Premesso tutto questo, bisogna ammettere che Disco(mfort) è un disco strano. Si apre con la title track su uno scenario a decise tinte free jazz che non celano una sensazione di alienante freddezza: l’impostazione ‘improvvisata’ si percepisce con chiarezza ed il canto di Alex tende più al parlato che al ‘melodico’. “Hidden Code” sembra spostare il registro in direzione di un allucinato sperimentalismo dominato da un basso ossessivo e, dopo il delirante intermezzo di “Close/Distant – Till the Full”, vi è la ripresa di “Hidden Code” in termini di libere variazioni sul tema del basso. La musica va avanti alternando nervosa ripetitività a fantasiose esplorazioni di altri mondi, fra interventi del flauto e inattese ‘esibizioni’ di batteria, mentre Alex inserisce, a senso, i suoi contributi, a parte che in casi come “Karel T” ove la voce femminile – Synhia – è frutto del computer e conferisce al tutto uno straniante -e un po’ spettrale – tocco metropolitano. In “Salt from Tears”, uno degli episodi più rimarchevoli, su una serie di suoni ripetitivi contro altre irrefrenabili ‘fantasie’, Alex fornisce sicuramente la sua prestazione migliore all’interno di un’esperienza di straordinaria originalità.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.