INK: Whispers of Calliope

0
Condividi:

Un cd di cover, una raccolta di titoli sparsi sul tappeto. Il vocalist Chris Tsantalis ricorda la madre cantare, era piccolo, la sua meravigliosa voce al mattino… Calliope il suo nome, Calliope dalla bella voce, come la musa della poesia figlia di Zeus e di Mnemosine. Complesso greco dalla carriera quasi ventennale ma parca di uscite, Whispers of Calliope è solo il terzo disco degli INK e pur non contenendo materiale proprio è interpretato con uno zelo che lo “rende” tale. E’ un merito, come osare confrontarsi con i giganti dell’alterna Tool (“Sober”) superando agilmente l’ostacolo, poi magari qualcuno li biasimerà, io mi astengo dalla pratica e voto a loro favore; e pure con una delle canzoni più belle dei Deftones, “Knife party”, ma anche Tuxedomoon, NIN, Smashing Pumpkins fanno parte del lotto, una miscellanea che esprime unitarietà di stile, definito e collaudato, ove prevale l’ambientazione acustica. Rendendo anche “Like the way I do” di Melissa Etheridge un quadretto dark, senza peraltro calcare la mano sul lato oscuro. Poi omaggiare i Temple of the Dog rappresenta un colpo di genio, estrarre la linfa da “Hunger strike” elaborando un distillato assai personale è opera che va lodata. “Rebel yell” (sapete di chi è, non fate finta di niente…) potrebbe indurre in errore, ma i nostri ricorrono all’esperienza, poi c’è spazio anche per una ottima “Come live with me” dei Massive Attack e per il testo meraviglioso di “First we take Manhattan” di Leonard Cohen, indice di qualità e di apertura. Gli INK sono un gruppo autenticamente alternativo, inglobando varie influenze e rielaborandole facendo attenzione ai contrasti, mostrando una padronanza tecnica notevole e doti che sanno valorizzare. Confrontandosi con soluzioni prossime al mainstream (gli INXS di “Never tear us apart” e la citata “Rebel yell”), oppure più a contatto con il loro ambito, riescono ad essere convincenti, sopra tutto rispettosi ed onesti, doti per pochi, indispensabili per affrontare le prove Tool e Deftones (“Knife party” è tratta da un disco realmente fondamentale come “White pony”). Indagano fino al nucleo del brano, elaborano la materia che lo avvolge, presentano un prodotto fresco. Whispers of Calliope non stanca, e va ascoltato senza pregiudizi. Come un canto cristallino al sorgere del sole.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.