Jessica Moss: Entanglement

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Titolare di un curriculum inattaccabile, frutto di esperienze accumulate in un ventennio di carriera che l’ha condotta ad incrociare il proprio talento con Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra (ensemble del quale è membro effettivo) ed esplorare ogni forma di utilizzo del proprio strumento, la violinista canadese dà alle stampe per Constellation il suo secondo lavoro solista. Entanglement segue di un anno il debut rappresentato da “Pools of light” e legittima il rispetto che ha conseguito negli anni, consolidando le esperienze accumulate sul palco ed in studio, da sola ed in gruppo (l’elenco delle collaborazioni è davvero lunghissimo ed impressiona per le diversità dei partner). Aperto dalla lunga “Particles”, il disco si struttura in un’altra suite, ripartita in quattro movimenti e titolata “Fractals (truth)”, per un totale di tre quarti d’ora o poco meno di flusso sonoro del quale la Moss è l’unica autrice; particelle e frattali, ed effettivamente la sensazione che emerge netta è proprio quella di una unica cellula che da microscopica cresce, aumentando di dimensione, assumendo forme via via più nitide fino a divenire distinguibile (ma i contorni non sono mai netti). Spetta a coloro che si pongono dinanzi a quest’opera con genuino spirito indagatore identificare in esso un significato, una emozione, una sensazione, vicina o lontana nel Tempo, forse il residuo d’un remoto ricordo. Indiscutibile la tecnica esibita, forse la freddezza formale può costituire un ostacolo alla piena comprensione di Entanglement, concepito non per piacere ad un pubblico vasto al quale naturalmente non si rivolge, quanto piuttosto a chi non cerca nelle note solo intrattenimento o sottofondo per altre faccende. V’è una traccia (non intesa come brano) che unisce i due dischi (preceduti dalla cassetta “Under Plastic Island” del 2015, prodotta da Guy Picciotto): il marcato potere evocativo di queste composizioni si traduce in visioni che si aprono letteralmente dinanzi allo spettatore, un territorio sconfinato, un’enorme landa ghiacciata che sotto una crosta spessissima però una pulsazione vitale fortissima. Voci lontane e diradate ci richiamano al presente, emergendo dall’atmosfera rarefatta di Entanglement e riportandoci alla realtà: la porzione finale di “Particles” che le ospita svela un canto rituale, un lamento, uno sfogo liberatorio che si appiglia ad una corda (dello strumento)  tesa allo spasimo. Poi si scivola lentamente in quegli anfratti della coscienza che celano residui disturbanti della nostra umana cognizione, che per comodo od opportunità abbiamo segregato in nicchie di cristallo. E che ora possiamo osservare, sospesi fra passato e futuro, con il presente ridotto ad una minuscola particella che vibra nello spazio immoto dell’immaginazione.

 

Per informazioni: http:/www.goodfellas.it
Web: http://www.cstrecords.com
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