Merciful Nuns: Anomaly X

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Artaud e Jawa Seth, con Jón Tmoh, ovvero i Merciful Nuns, hanno pubblicato nel 2018 l’album Anomaly X, del quale si sente dire in giro che sarebbe l’ultimo di questo progetto, voluto da Artaud Seth, che tanto ha saputo dare, nel corso di quasi un decennio, alla tradizione goth. Successori, com’è noto, dei mitici Garden Of Delight, i Merciful Nuns sono stati autori di alcuni fra i dischi storici del genere – su Ver Sacrum le recensioni di Lib.1, Genesis Revealed, Exoplanet e Thelema VIII – disegnando atmosfere cupissime e abbinandole a contenuti inquietanti ed oscuri, spesso ricchi di riferimenti occulti, sulla via che, a suo tempo, fu tracciata da Sisters of Mercy e Fields of the Nephilim. I sette brani di Anomaly X non deviano dalle scelte stilistiche che conosciamo e alcuni di loro non potranno non entusiamare i fan. Prendiamo l’opener “Neo Alpha Genesis”, dal testo impegnativo e il clima opprimente fin dai cori terrificanti mentre la tensione elettronica dell’inizio introduce un robusto e intrigante scenario goth. Subito dopo, “Golden Dawn” ‘diluisce’ la potenza abbinandola al pathos di un Seth con la voce in grande spolvero, ma con “Saturnalia” si torna a ordinari canoni goth, magistralmente annunciati dalle fluide note di chitarra. Di buon livello anche “Blue Lodge”, che abbonda di visioni diaboliche e quindi, bypassata la bella, incisiva chitarra di “On the Square” troviamo uno dei pezzi forti del lotto, “Anomaly”: dura quasi dieci minuti e, in un contesto decisamente funebre, combina tutti gli ‘ingredienti’ tipici del genere – e, naturalmente propri dei Merciful Nuns – in modo brillante e originale, dando luogo ad una struttura epicamente grandiosa che non conosce una sbavatura. Infine “The Pyramid”, ritenuta da molti la migliore in assoluto, si fregia di un suggestivo testo ispirato a “Tristesse de la lune” di Baudelaire e pone il sigillo della malinconia e dello spleen sull’ennesimo – e auguriamoci non l’ultimo! – lavoro riuscito di una band seminale per il gothic rock .

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