Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga “Com’era weird la mia valle”

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Fabio Lastrucci e Vincenzo Barone Lumaga sono 2 grandi appassionati di letteratura fantastica – il primo è scultore, saggista e illustratore mentre il secondo è scrittore oltre che musicista – entrambi di Napoli: come spesso succede, prima o poi si sente l’esigenza di dare un contributo concreto a questa passione.  I 2 hanno così pubblicato, per i tipi di Milena Edizioni, un bel volume che si presenta bene fin dalla grafica intitolato, in maniera direi suggestiva, Com’era weird la mia valle. Viene subito messo in chiaro come non ci sia la pretesa di offrire una guida esaustiva a una materia, peraltro, molto vasta e che ancora deve essere esplorata, in particolare per quanto concerne i narratori europei. Il libro è strutturato, sostanzialmente, per tematiche. L’approccio è molto valido e tratta anche gli aspetti della psicoanalisi – viene citata l’importanza dell’interpretazione di Sigmund Freud e il concetto di “perturbante” (“Unheimlich” in tedesco, in realtà si tratta di un termine intraducibile) anche se Lovecraft si faceva beffe di questa disciplina – e dell’antropologia. Dopo una breve carrellata sull’evoluzione della narrativa weird dai primi classici del gotico fino a Poe, Lovecraft, Richard Matheson, Fritz Leiber e i moderni autori horror si procede analizzando i vari archetipi di questo specifico settore. Viene dato così spazio a figure mitiche e ormai mitologiche come il mostro di Frankenstein, i vampiri, i licantropi e gli zombie. Non si parla però solo di letteratura ma si spazia anche verso il cinema e i fumetti. Nel capitolo Case infestate – un classico topos dell’horror – si citano, oltre a i soliti noti classici, anche autori meno noti come Jean Ray con il suo romanzo capolavoro Malpertuis e soprattutto il polacco Stefan Grabinski con quel piccolo gioiello che è il racconto “L’area”: ma si analizzano però anche capolavori del genere come The House On The Borderland di William Hope Hodgson e The Haunting Of Hill House di Shirley Jackson: quest’ultimo ora in auge grazie alla stupenda serie tv di Mike Flanagan. Molto interessante è sicuramente la scelta di introdurre ogni capitolo con precisi riferimenti al folklore e all’antropologia: l’effetto è quello di dare un retroterra culturale e di contestualizzare le radici del “weird”. Grande spazio viene dato al Solitario di Providence con un intero capitolo a lui dedicato intitolato Gli incubi di Lovecraf. Forse il capitolo più approfondito e articolato è quello dedicato ai cosiddetti “detective dell’occulto”: qui troviamo una trattazione veramente esaustiva dell’argomento: viene dato anche grande spazio alla figura  di Harry Dickson, il personaggio creato dalla penna febbrile di Jean Ray e questo va a merito del libro in quanto di solito sovente dimenticato. L’ultima parte di Com’era weird la mia valle – Italia oscura – è poi davvero molto interessante ed è interamente consacrato al fantastico italiano. Anche in questo caso si fa una disamina attenta e scrupolosa sulle origini di questo genere in Italia: inutile girarci attorno: da noi sono mancati i padri fondatori come possono essere stati Horace Walpole, Ann Radcliffe, Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Non per questo sono però mancati esempi di contaminazione con il fantastico nell’opera di Dino Buzzati, Italo Calvino, Mario Soldati, Tommaso Landolfi e altri. L’analisi della scena contemporanea – molto articolata – è approfondita e cita quasi tutti i protagonisti – manca però Sergio Bissoli! – che si sono dedicati, nel corso degli anni, a creare una nuova scuola “weird” italiana. La chiusura è affidata a una serie di interviste con gli autori, uscite, in precedenza, anche sul web-magazine Milena. Possiamo così confrontarci con il parere di autori come Paolo Di Orazio, Gordiano Lupi, Cristiana Astori, Alessandro Manzetti, Eraldo Baldini, Simonetta Santamaria, Samuel Marolla, Danilo Arona e Gianfranco Manfredi. Alla fine non mancano le lacune – vengono ignorati per esempio Fitz James O’Brien, Walter de la Mare, Gustav Meyrink, Robert Aickman o maestri contemporanei, veri eredi della lezione “weird”, come Thomas Ligotti e Laird Barron ma si spera che si possa rimediare magari in volumi futuri. Detto questo “Com’era weird la mia valle” è un bel volume di agile lettura che sicuramente sarà utile a chi si voglia avvicinare a questo tipo particolare di letteratura come ben ci illustra Matteo Mancini nella sua introduzione.

Fabio Lastrucci, Vincenzo Barone Lumaga “Com’era weird la mia valle” – Milena Edizioni – 348 pagine – Euro 19,90 – 2018 – ISBN 9788885459182

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