Jacques Bergier: Elogio del fantastico

0
Condividi:

Qualcuno si ricorderà probabilmente di Jacques Bergier per Il mattino dei maghi, volume pubblicato assieme a Louis Pauwels nel 1960 in Francia e nel 1964 in Italia. Il mattino dei maghi è un’opera che ha fatto scuola e che, per certi versi, si può considerare seminale. Il sottotitolo dell’edizione italiana era Introduzione al realismo fantastico e si avvaleva dell’introduzione di Sergio Solmi: vi si parlava diffusamente di autori come Jorge Luis Borges, Arthur Machen, Gustav Meyrink e Abraham Merritt. Fu un libro fondamentale per veicolare un pensiero “eterodosso” che attingeva al sapere Tradizionale e all’esoterismo facendo accostamenti arditi anche se non privi di fascino “tra il fantastico e il reale”. Bergier era un personaggio singolare e fuori dal comune: pretendeva di essere stato in contatto epistolare con il Solitario di Providence anche se non esiste prova di questo supposto carteggio. E’ un stato un personaggio indubbiamente affascinante e ammantato da un alone di leggenda. In ogni caso sua è una delle definizioni più centrate, a mio avviso, nei confronti di Lovecraft che considerava una sorta di “Poe cosmico”. Non va poi dimenticato come fu proprio Bergier a far conoscere  e pubblicare Lovecraft in Francia negli anni ’50 e a far scoprire sempre nel suo paese Tolkien. Fu anche l’ideatore della nota rivista Planète che venne pubblicata dal 1961 al 1968 e che ebbe anche un’edizione italiana uscita fra il 1964 e il 1975. Bergier e Pauwels erano, in realtà, agli antipodi come formazione culturale: il primo era di sinistra – era nato in Ucraina da una famiglia di origine ebraica – e considerava Hitler e il nazismo come una sorta di manifestazione di un Male Cosmico e Assoluto. Il secondo era di destra ma, nonostante questo, si sono accordati abbastanza bene – almeno per un certo periodo di tempo – prima di prendere strade diverse. Il loro percorso “critico” è accostabile a quello che in Italia hanno fatto Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco che, per primi, hanno teorizzato un’interpretazione “simbolica” e profonda della letteratura fantastica nelle loro celebri e mitologiche introduzioni scritte nelle collane della Fanucci. Ora esce per l’editore Il Palindromo – nella collana I tre sedili deserti diretta da Giuseppe Aguanno – un volume di Jacques Bergier fondamentale e inedito in Italia ovvero Elogio del fantastico (Admirations) uscito nel 1970 e curato da Andrea Scarabelli. L’introduzione è di Gianfranco De Turris ed è corredato anche da 10 tavole di Alessandro Colombo e Simone Geraci che contribuiscono ad arricchire l’aspetto grafico il volume. In appendice sono presenti inoltre 2 saggi sempre dello stesso autore francese fra cui Nota sulla rivista Argosy e l’importante Lovecraft, questo genio venuto da fuori uscito in origine su Plànete nel 1964 dove si potevano leggere frasi riferite a Lovecraft come “Non sapeva cosa fossero un uomo, una donna, il denaro, la metropolitana, un cavallo e le più fondamentali realtà della vita americana”. Si tratta di un’interpretazione che, con il senno del poi, ha contribuito a creare un’immagine eccessivamente deformata di HPL anche se lo ammantava di un particolare fascino. C’è poi un interessante saggio di Andrea Scarabelli intitolato Jacques Bergier, o del realismo fantastico in cui si parla, con competenza e passione, di “letteratura magica” e “realismo fantastico” oltre ad un’accurata nota biografica di Arianna Pagani. In Elogio del fantastico ci vengono presentati autori come John Buchan, Abraham Merritt, J.R.R. Tolkien, Robert E. Howard, Arthur Machen, John Campbel, Talbot Mundy, Ivan Efremov e Stanislaw Lem la cui opera e la “visione del mondo” vengono interpretate in chiave “magica”. Non c’è Lovecraft in quanto all’epoca ormai ben conosciuto in Francia per merito, come si diceva, dello stesso Bergier. Non tutti gli scrittori di cui parla Bergier possonno essere definiti “magici” come ben sottolinea De Turris nell’introduzione: in particolare Lem e Efremov erano autori che avevano una formazione e un retroterra culturale marxista. E anche la partecipazione di Arthur Machen alla Golden Dawn va oggi ridimensionata alla luce anche dell’opinione fortemente critica delll’autore gallese sulll’uso dell’occulto in letteratura, da lui considerato paccotiglia. Detto questo siamo di fronte a un libro molto importante che colma un vuoto permettendo di riscoprire un nome a suo modo ”leggendario” come quello di Jacques Bergier. Tra l’altro è con grande piacere che ho appreso come la mitica autobiografia di Bergier Je ne suis pas une lègende è in corso di traduzione sempre per Bietti.

Jacques Bergier “Elogio del fantastico” – Il Palindromo – I Tre Sedili Deserti – 331 pagine – Euro 22 – 2018 – ISBN 9788898447503 – a cura di Andrea Scarabelli

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.