Motorama: Many Nights

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Dopo Poverty e Dialogues, i russi Motorama sfornano quest’anno un altro disco di buona fattura, forse solo un po’ più anonimo dei precedenti e più tendente ad una formula quasi dream-pop: Many Nights contiene dieci tracce, alcune delle quali decisamente riuscite e piacevoli e improntate a sonorità fluide e accattivanti, che, a quanto si è letto, sarebbero ispirate all’opera dei poeti Arthur Rimbaud e Alexander Blok. Il basso ha sempre il suo (giusto) ruolo dominante e la chitarra ‘inonda’ la scena di note sognanti di segno wave ma di certo dai colori meno oscuri, cui ben si adatta la voce delicata, spesso languida, di Vlad Parshin. L’opener “Second Part” rende l’idea delle atmosfere più luminose qui tratteggiate: ritmica sobria, la chitarra suadente diffonde una morbida melodia e il cantato è totalmente avvolgente, tanto da far pensare che gli orizzonti dei russi si siano alquanto schiariti. Subito dopo, “Kissing the ground”, episodio in stile wave fra i più belli del lotto, in cui la chitarra, su uno sfondo malinconico, fa davvero scintille e “Homewards” inclina al pop offrendo in soli due minuti di durata un delizioso riff di chitarra. Non male anche “Voice from the Choir”, momento dolce e crepuscolare, e, più in là, “He Will Disappear” si cimenta con un ritmo ballabile mentre “You & the Others” è tutta melodia e delicatezza. Infine, se la chitarra e il canto più vivace di “Bering Island” propongono uno scenario ‘diversamente’ incisivo, la conclusiva “Devoid of Color” chiude con visioni a tinte tenui un album piacevole ma che, forse, deluderà chi preferisca suoni dark di maggior sostanza.

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