The Awakening: Chasm

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Ben prima di stabilire la sua base operativa in California (dal 2008, l’anno seguente si è unito in matrimonio con la poliedrica artista Rose Mortem), il compositore e polistrumentista Ashton Nyte ha dato segno di grande attenzione a forme espressive estranee al goth-rock “tout court”, ampliando la propria visione artistica includendovi un lodevole impegno sociale. Con Chasm ricupera la sigla The Awakening (recensii  “Darker than silence” del 2004), pubblicazione preceduta dall’incisivo singolo “Shore” che aderisce ad una struttura più “tradizionale”, con piglio audace e belle chitarre; ma la maturità acquisita dall’Artista, nella patria di origine considerato un vero e proprio divulgatore delle forme espressive dell’alternative-rock, si manifesta durante l’intiera durata del disco, come nella piacevole ballata “About you” che scansa con agilità i triti cliché del lentone piazzato proprio per piacere ad una ben individuata porzione di pubblico. Sia chiaro che Chasm non possiede le stimmate del capolavoro (oggidì è termine abusato per glorificare uscite assolutamente ordinarie), vi prego di giustificare il mio entusiasmo trattandosi comunque di un’opera di valore, raccolta di episodi che mantengono un livello assolutamente dignitoso. Nyte interpreta queste sue creazioni con trasporto e passione (l’epica crepuscolare della Mission-oriented “Gave up the ghost”), ponendo l’accento sul suo timbro caldo; le numerose collaborazioni che lo hanno visto (e lo vedono tutt’ora) coinvolto ed il confronto con una platea vasta di colleghi in quanto ad estrazione, gli hanno permesso di accumulare l’indispensabile bagaglio di esperienza che ogni suo pari deve possedere, motivando scelte melodiche ed espressive che trovano sbocco in brani di eccellente fattura quali “Raphael awake” e “Savage freedom” (che rimanda a “Volumes” di MGThwaithe colla sua rutilante grandiosità a la The Cure), la decisamente moderna (echi di My Chemical Romance) e ben congegnata “Minor incision” dall’impetuoso finale, mentre è proprio nei frangenti più classicamente goth che il ricorso ad un canovaccio consolidato mostra i segni dell’usura (le chitarre graffianti del secondo singolo “Back to wonderland”). Non cala la tensione nemmeno nei due pezzi che chiudono Chasm, con l’enfatica “Hear me” (ove Nyte sfoggia una vocalità chiaramente “husseyana”) dal marcato piglio radiofonico che marca l’aderenza ad un canone esecutivo inossidabile (Big Country, Simple Minds) e con l’afflato western di “Shadow in the dark”, componimento che evoca vasti spazi ove si distendono pigre le prime ombre della sera che porterà ristoro all’anima ed al corpo. Non ho dubbi nel classificare Chasm tra le testimonianze più meritevoli di interesse dell’anno che va a concludersi, le ottime referenze delle quali può far vanto l’Autore vengono appieno confermate.

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