The Joy Formidable: Aaarth

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In punta di piedi entra “Absence” punteggiata da un pianoforte discreto, si prende gioco di noi “All in all”, è una ninna nanna cucita addosso alla vocina al miele di Ritzy Bryan che ci accarezzerà per tutta la durata di Aaarth, ecco un altro nome da aggiungere alla lunga lista di cantanti dotate di timbro e di personalità, i maschietti prendano appunti. La canzone lievita tra un crepitare di chitarre ed uno scrosciar di percussioni, come quegli acquazzoni primaverili che come giungono tosto si dileguano, a questo punto i gallesi (al quarto ellepì, primo per Hassle Records, hanno già conquistato i nostri cuori (il titolo è un gioco di parole tra “heart” ed “arth” che in gallese significa orso), come resistere d’altronde al trasporto di “Caught on a breeze” guidata da una linea di basso melodica ed accattivante , pop impastato bene, di qualità, mica si scherza. Salta il banco con “Cicada (land on your back)”, l’automobile sfreccia sotto il sole del Mediterraneo sulle tracce dell’ispirazione, ricordi di una vacanza che scivolano come le gocce di pioggia sul vetro della finestra che da sul retro dell’ufficio, ché il ritorno alle faccende quotidiane è difficile, e con la spigolosa “Dance of the lotus” che espone senza remore una evidente fascinazione per certo dark d’annata (in quota Siouxsie a.t.B., ma solo per l’impostazione del brano, nessun orpello gotico viene estratto dall’armadio della mamma). “Go loving” è impetuosa, sfrontata per come la interpreta Ritzy, ferma dolcezza di ragazza decisa, dietro di lei gli strumenti incalzano, la formula è testata e si può ora dar corso all’applicazione estensiva, “The better me” ci accarezza e ci scuote allo stesso tempo, “The wrong side” è solo apparentemente ordinaria, dopo cotanta grazia che sarà mai una piccola pausa, l’effetto sorpresa è scemato ma non abbassiamo la guardia, che questi qua chissà cosa ci riservano. “What for”, appunto, grandiosità dark/new-wave anni ottanta, par di udire Belew intento ad esercitarsi sulle note di “Gods own medicine”! Apre il lavoro uno degli episodi più schizzati degli undici che compongono Aaarth,  “Y bluen eira” cantata in gallese, era ora lo dico solo io!, brano dall’andamento folle, ma ci pensano “You can’t give me” e la citata “Caught on…” a chiudere in bellezza, facendo propri i diversi temi che caratterizzano questa decisamente riuscita operina. Finale in gloria e piena sufficienza meritatissima, bravi The Joy Formidable!

 

Per informazioni: http://www.goodfellas.it
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