VNV Nation: Noire

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Ronan Harris ci riprova, stavolta con risultati assai migliori. Uscito da poco, Noire ci riconsegna i VNV Nation in ottima forma, pieni di energia e di idee, ampiamente padroni di uno stile – che si voglia chiamarlo elettropop o, come usava dirsi, ‘futurepop’ – al quale hanno contribuito direttamente e non senza merito. Tredici brani tutti di buon livello, malinconici ma anche dinamici, che alternano, riuscendoci, differenti registri, tenendo vivo l’interesse fino in fondo. Le caratteristiche le conosciamo: ritmiche vivaci spesso adatte anche al dancefloor, suoni elettronici sostanziosi e ben costruiti, atmosfere fosche ma di certo non sfumate o evanescenti e la propensione al pop sempre ben presente. Esordio mediativo per l’opener “A Million” che, tuttavia, pur mantenendo le coordinate dark, si evolve in un crescendo decisamente emozionante, con beats incalzanti a sorreggere una struttura complessa, impreziosita da una melodia azzeccatissima. La seguente “Armour”, in verità, non ha altro dalla sua che un motivetto orecchiabile, diversamente dalla seguente “God of All”, dal testo significativo imperniato sul tema religioso, che appare nuovamente vicina agli scenari più cupi. Ma come prova della varietà dei registri di cui si diceva, abbiamo un momento per così dire ‘classicheggiante’, “Nocturne No.7”, splendido – e inatteso! – pezzo al piano, che molti hanno trovato inappropriato ma non potrebbe essere più magico… sulla stessa linea, del resto, poco più avanti troviamo l’altro brano strumentale “Guiding” che, sorprendentemente, offre un insolito – ma quanto mai suggestivo – intermezzo ‘atmosferico’ dal sapore quasi ‘orchestrale’ e, ancora, il terzo, “Requiem for Wires”, dalle tinte davvero oscure. Per il resto, impossibile non menzionare “Collide” con suoni rallentati e di grande intensità abbinati al canto altrettanto denso di pathos, oppure “Lights Go Out” con il suo scenario sinistro e incombente, rispecchiato, ancora una volta dal pessimismo delle liriche. Infine “All Our Sins”, altro episodio notevole, conclude con ritmica incalzante e clima da alta tensione un disco consigliatissimo, che sa riservare belle emozioni. Del resto, come si dice: ‘Victory, not Vengeance’…

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